Andrea alla Marazza

La Fondazione Achille Marazza, con la sua Villa, il parco e una ricca biblioteca ha accolto nel tardo pomeriggio del primo dicembre 2022 Andrea Franzoso per un incontro con gli insegnanti, per una proposta di lavoro e di lettura a scuola con il libro “Ero un Bullo – la vera storia di Daniel Zaccaro”.

A Borgomanero e dintorni è usanza dire: “vado alla Marazza”, vuoi per indicare la biblioteca, oppure per l’omonima Fondazione.
Non c’era davvero luogo migliore per accogliere Andrea.
Un incontro tanto atteso per chi – come me – segue Andrea da parecchi anni.

Non sono borgomanerese, ma qui ci lavoro, e “la Marazza” può essere a buon titolo definita una degna Signora, simbolo come la Madonnina in piazza o il tapulone e i brutti ma buoni in ambito culinario di questa città.

Eppure Andrea – “alla Marazza” – c’era già stato qualche anno fa. Apro una parentesi:

Era il 18 ottobre 2017, e durante una pausa pranzo, dietro segnalazione di un amico, mi sono recata alla libreria “Il dialogo” a cercare questo libro, appena uscito.
L’ho posato su una panchina del parco Marazza per fotografarlo e da qui ho iniziato a seguire il suo autore: Andrea Franzoso.
Sono passati 5 anni, l’ho seguito, ho comprato i suoi libri, li ho commentati, ma mai una volta in 5 anni abbiamo avuto il piacere di stringerci la mano.

Il primo dicembre 2022, però, abbiamo chiuso il cerchio…

Ma torniamo a Ero un bullo

Il libro è uscito il 12 gennaio, con presentazione ufficiale l’11 gennaio alla comunità Kayros dove Daniel lavora come educatore. Quel giorno erano presenti la ministra della Giustizia Marta Cartabia e il cantante rap Marracash.

Da allora Andrea e Daniel hanno girato per l’Italia e anche ieri è stata una giornata piena per Andrea. L’incontro è servito non solo a presentare il libro, ma anche a comprendere come lavorare a scuola in vista di un secondo incontro mattutino con i ragazzi. Se non c’eravate vi siete persi delle piccole chicche che ci hanno fatto sorridere, ma anche scoprire il gran lavoro e il metodo che Andrea usa per scrivere i suoi libri.
Che parlano di storie belle, che parlano di persone “vive”.

Sono felice, perché finalmente ho potuto conoscere Andrea e l’ho fatto conoscere a un gruppo ristretto di persone. Ma l’entusiasmo e il passaparola fanno molto e hanno le gambe più veloci di tante lettere, pec o comunicazioni ufficiali.
Andrea ama “piantare alberi”: alla Marazza ce ne sono tanti nel parco; al termine dell’incontro penso che ognuno dei presenti abbia portato con sé un piccolo seme che farà crescere nelle scuole con le attività nate e proposte insieme a questo libro.

Mi auguro che questo sia l’inizio di un cammino che porterà a conoscere Andrea, le sue storie, i suoi libri a tanti ragazzi che frequentano le scuole di Borgomanero e dei paesi limitrofi.
E dai discorsi che ho ascoltato dopo che Andrea è scappato via, credo che sarà davvero così.

Le impressioni che ho raccolto

Caro Andrea,
ho voluto raccogliere le impressioni di alcune persone presenti (prevalentemente le mie colleghe, a cui ho parlato molto di te nel corso degli anni); mi hanno detto che sei
autentico e trasmetti passione; entusiasmante e coinvolgente, un gran narratore… in una parola: “Forte!
Tutte cose che io già sapevo: sono contenta che sia arrivato il messaggio agli altri.


Caro lettore, se stai leggendo questo articolo, ti invito a leggere anche gli altri del mio blog che parlano di “Ero un bullo”, dei suoi personaggi, delle tante storie che sono contenute, dei temi e delle riflessioni che il libro invita a fare.

Se sei un insegnante e abiti in zona e non hai potuto partecipare all’incontro, ti consiglio di passare alla libreria “Il dialogo – Mondadori Bookstore” o al Comune di Borgomanero.

Andrea ha aperto la strada.
Se vuoi unirti al cammino ed aggiungere la tua classe o la tua scuola al lavoro, basta chiedere.
Potremo ospitare Andrea e Daniel a dialogare con i ragazzi su un tema tanto attuale come il bullismo.


Il mio blog contiene molte informazioni sui libri di Andrea. Ero un bullo l’ho letto 3 volte!
Sono malata di Franzosite…
non è una brutta malattia: ti apre la mente e ti aiuta a pensare.

Ringrazio Valentina Marcoli per la foto di Copertina

Il piatto della tradizione natalizia? Caciocavallo Impiccato ovviamente!

E’ iniziato l’Avvento: ci stiamo avvicinando al periodo natalizio e, come ogni anno, torna un must che introduce questo tempo.
Sta per compiere 4 anni un mio fortunato articolo che scrissi su Medium all’inizio di dicembre del 2018:

https://link.medium.com/FGyCL73Ikvb


Caciocavallo Impiccato, quello del mio amico Saverio Mancino, si è evoluto, aggiungendo nuovi prodotti (rigorosamente lucani!) alla ricetta tradizionale.
Scrivevo allora:

Il giallo del Caciocavallo fuso richiama le luci sfavillanti che illuminano i borghi più piccoli e le grandi città;
Il rosso del Peperone Crusco è il colore di questo periodo di festa;
La tartufata, sapientemente dosata, è preziosa come la mirra dei Magi;
Il miele richiama le infinite forme e sapori dei dolciumi che ci accompagnano fino all’Epifania;
Il pane è elemento imprescindibile di una tavola imbandita dove parenti e amici si ritrovano insieme per far festa.


Ma è ancora un piatto natalizio?
Vediamo… Forse qualche assonanza con la tradizione cristiana la possiamo trovare.

Qualche riferimento al presepe

Mi trovavo a riflettere su alcune cose che non avevo scritto subito e che posso certamente aggiungere.
Gesù nasce a Betlemme (che significa proprio “città del pane”), come Matera, da cui arriva l’ottimo pane che fa da base alle bruschette.
Le prime persone che trovano Gesù sono i pastori: più volte ho letto che l’origine della ricetta del Caciocavallo Impiccato è proprio dei pastori lucani.

Ma veniamo alle novità che si sono aggiunte alla ricetta originale:
la pancetta bianca e rosa mi fa venire in mente quel bimbo appena nato adagiato in una mangiatoia;
il verde del pesto di pistacchi l’ho subito associato al muschio che cerchiamo e mettiamo nei nostri presepi, che ricreano quella che dev’essere stata una straordinaria notte.

Eh sì, caro Saverio, il tuo Caciocavallo Impiccato è ancora il piatto del Natale, quello vero, incarnato.


Panettoni e pandori lasciamoli al vecchio con la barba bianca.

E a te, caro lettore, se ho stuzzicato l’appetito o vuoi fare un regalo diverso dal solito, consiglio di andare sul sito ufficiale Caciocavalloimpiccato.net dove troverà tutte le informazioni per acquistare i prodotti!

Ci rivediamo tra un po’ per gli auguri.


ringrazio per le foto Caciocavallo Impiccato

La lettera di Vincenzo

Ho scovato – fra le tante cose che pubblica Vincenzo Moretti – un’immagine (quella che ho messo qui in copertina) che contiene una sua lettera a chi fa impresa. Devo dirti che l’ho letta e mi ha colpito, e ho sentito la voglia di rubare le sue parole e metterle qui.

Intanto la riporto qui, così come l’ha scritta lui, poi però ci voglio fate qualche considerazione. Spero che avrai la pazienza di seguirmi. Eccola:

LETTERA APERTA A TE CHE FAI IMPRESA

A Natale hai mai regalato un libro a chi lavora con te? In fondo un libro vale molto e costa poco. E sta bene anche nella cesta con lo spumante, il panettone e tutto il resto.
Ti dico subito che ti scrivo per un libro in particolare, so che lo apprezzerai, in giro si dice che non ti piace perdere tempo.
Si intitola “Il lavoro ben fatto”, lo abbiamo scritto io, mio figlio Luca e mio padre Pasquale, anche se lui non sapeva scrivere, lo chiamava “il lavoro preso di faccia” e il suo nome sulla copertina non c’è.
Ecco, se adesso stai pensando che il mio è solo uno dei milioni di modi escogitati da scaltri venditori per darti fastidio da qui a Natale, ti sbagli.
Lo puoi pensare, non mi conosci e puoi farlo, ma ti sbagli.
Perché nel libro raccontiamo un’idea, un approccio, un modo di essere e di fare che ha già un suo pubblico a livello nazionale, anche nel tuo mondo, imprese di ogni tipo e dimensione.
E perché il lavoro ben fatto non è solo questo ma anche una pratica, una maniera per condividere una possibilità e lavorare meglio.
È per questo che ti scrivo. Perché il lavoro ben fatto lo possiamo fare tutti. Perché fa bene alle persone, alle famiglie, alle scuole e anche alle imprese. Perché fare bene le cose è bello, ha senso, è giusto, è possibile e soprattutto conviene. Perché se ciascuno fa bene quello che deve fare, qualunque cosa debba fare, funziona tutto.
Ancora due cose prima di salutarti.
La prima: a partire da gennaio, dopo che le persone lo avranno letto, potremmo fare un piccolo workshop online gratuito di un’ora per tornarci su assieme con domande, approfondimenti ed altro.
La seconda: anche se tutto questo non ti interessa, a Natale regala un libro.
Un caro saluto, poi ti riscrivo per gli auguri, naturalmente a prescindere.

Vincenzo Moretti


Bene, ora che anche tu hai letto le parole di Vincenzo, posso riprendere alcune cose.
Primo: Vincenzo indirizza la lettera “a te che fai impresa”. A chi si rivolge? Solo ai titolari delle aziende, piccole, medie o grandi? Ormai è entrata nel linguaggio comune l’espressione “è un’impresa” riferita a cose ben diverse, che però si fa fatica a fare: mandare avanti una famiglia, per esempio. Ecco che si può ampliare allora la schiera dei destinatari di questa lettera praticamente a tutti.

Secondo: Il lavoro ben Fatto non è solo un libro, ma è un modo di porsi, nel lavoro, nella vita. Io già lo facevo, ma non sapevo che si chiamava “Lavoro ben Fatto”. Quindi, quando ho comprato e letto il libro mi ci sono trovata talmente tanto bene, che ho ampliato il mio blog aggiungendo la sezione del Lavoro Ben Fatto.

Ecco, anche io mi unisco dal mio piccolo spazio all’invito di Vincenzo: a Natale regaliamo un libro ai nostri colleghi di lavoro; meglio se il libro si intitola “Il Lavoro ben Fatto”, ma non è mica obbligatorio. Ce ne sono tanti in giro. “Il lavoro ben fatto” è il racconto di una famiglia, quella di Vincenzo, ma potrebbe pure essere la mia, la tua… E racconta una possibilità: come ognuno potrebbe – con poco – contribuire a cambiare in meglio il mondo.

Grazie Vincenzo… poi ci sentiamo per gli auguri!

Il #Disobbediente

… e la rivoluzione dell’onestà

Sono passati 4 anni dall’uscita del #Disobbediente – versione per i ragazzi – era il 23 ottobre 2018, e Andrea Franzoso, insieme alle sue storie belle e contagiose pubblicate con DeAgostini, ne ha fatta di strada…

Questo è il mio “piccolo” libro preferito, fra le pubblicazioni di Andrea, che incredibilmente resiste al tempo, forse perché è una storia vera ed autentica.

Se stai cercando una biografia di Andrea, qui la trovi: nel

“#Disobbediente – essere onesti è la vera rivoluzione”

Andrea raccontata la sua storia con un linguaggio semplice e la arricchisce di alcuni capitoli, soprattutto all’inizio, dove ha scritto per i suoi piccoli lettori parte della sua vita di quando era un ragazzo, uno studente, dell’educazione ricevuta in famiglia, delle sue tante esperienze e poi della vicenda che lo ha visto protagonista di quella che lui definisce una “non-notizia”: da grande, nel luogo di lavoro ha scoperto che i suoi capi usavano i soldi dell’azienda per usi personali e li ha denunciati.

Il #Disobbediente lo ha portato in centinaia di scuole in tutta Italia, e il messaggio che porta ai ragazzi è semplice: bisogna vivere da persone oneste, e se si assiste a episodi non corretti non bisogna far finta di niente, ma occorre denunciare.

Ormai “disobbediente” rimane solo – come provocazione – nel titolo di questa piccola opera prima di un autore che semina fra i ragazzi delle scuole il valore dell’onestà e non solo.

In quattro anni ho lavorato molto con questo bel libro, appena posso lo consiglio… Quanti ne ho regalati? Boh, ho perso il conto…

I regali di Natale
I regali per la Cresima

In questi anni ho scritto tanti articoli, che danno in parte l’idea del cammino che abbiamo fatto parallelamente, e a volte incrociandoci, io sul mio blog e Andrea nelle scuole.

Il libro lo puoi trovare in tutti gli store, ma meglio cercarlo in libreria, ne vale la pena!

Alcuni miei articoli

Pag. 71 – un percorso di narrazione
Nome e Cognome
Il Disobbediente a catechismo
Whistleblowing la parola che non c’è
Andrea, una persona perbene

e ancora…

Un piccolo grande Disobbediente
Il governo dei disobbedienti
Zucche vuote, teste piene e disobbedienti
L’autenticità negata
Coraggio da paura o paura di aver coraggio?

Caro lettore, spero che troverai qualche buono spunto di lettura e riflessione.
Il piccolo Disobbediente è un libro prezioso.
Cercalo, leggilo, regalalo, ma soprattutto abbi cura delle parole che vi sono custodite.

Le giuste parole

Eccomi di nuovo qui, a raccontarti un altro pezzettino del mondo che gira intorno a “Ero un bullo” e alla storia di Daniel Zaccaro.

Andrea ha deciso di approfondire e poi raccontare la storia di Daniel grazie a un articolo di giornale e a una foto: Daniel con la corona di alloro e una donna che lo abbraccia.

Annamaria Fiorillo e Daniel

Non è sua madre, ma è una persona che nella vicenda che lo ha visto coinvolto è stata una delle figure fondamentali: Annamaria Fiorillo, il magistrato che nel carcere minorile a Milano aveva chiesto pene pesanti per questo ragazzo.

Dopo aver citato nei miei articoli praticamente tutti, farei un torto a non dedicare qualche pensiero anche a lei – o meglio – alle parole che ho ascoltato da questa donna risoluta e al contempo molto “umana”.

Lo spunto me lo dà un incontro di qualche mese fa, dove Daniel e il suo magistrato riflettono sulle pene e sulle funzioni di chi è chiamato a giudicare ciò che è meglio per il ragazzo che ha di fronte.

Tante definizioni

Dal 12 gennaio ho letto, ascoltato, riflettuto e poi scritto molti articoli, mettendo in evidenza aspetti diversi di un’unica storia.
Oggi vorrei provare a fissare le tante definizioni di Daniel e delle persone come lui, perché il magistrato dà una chiave di lettura diversa da tutte quelle ascoltate fino ad oggi.

Partiamo dal protagonista: Daniel si è definito “un ragazzo intelligente che faceva cose stupide”.
Vero.
E la sua intelligenza è stata quella di saper riconoscere che l’apparenza non conta. Ha avuto la fortuna di trovare sul suo cammino persone autentiche che hanno meritato il suo rispetto, e che lo hanno aiutato a cambiare vita.

Don Claudio si è inventato (ma io credo che ci sia l’opera dello Spirito Santo) la definizione che sta sul cancello della sua comunità: “non esistono ragazzi cattivi”, da “captivus”, che significa “rinchiuso”, “in gabbia”. Semmai siamo noi che li definiamo così, e quando le persone vanno contro la legge ce li mettiamo noi nelle gabbie del carcere.

Ma veniamo alla definizione che citavo poc’anzi, e che – da ignorante – mi ha spiazzato ma anche sorpreso.
Annamaria Fiorillo, che sa bene come fare il suo lavoro, afferma che è sbagliato definire “delinquente” il ragazzo che finisce in carcere. Per i ragazzi in età minorile (come era Daniel all’epoca del suo arresto) “delinquente” è un’etichetta che poi rimane appiccicata, proprio come quella di “bullo”, lei lo sa bene, e cerca di non usare questa definizione per i ragazzi che le si presentano davanti. Loro sono semplicemente “persone che commettono reati”.

Grazie Andrea, perché ancora una volta mi hai dato l’opportunità di aggiungere un tassello al mio lavoro di riflessione sul mondo che gira intorno alla storia di Daniel Zaccaro.

E a te che stai leggendo, lascio qui il video dell’incontro che Daniel e la sua PM hanno fatto discorrendo ancora una volta di questi temi. Guardalo, e ascolta le parole di questa bella persona che ogni giorno svolge bene il suo lavoro cercando il bene dei ragazzi… che commettono reati.