La lettera di Vincenzo

Lettera aperta di Vincenzo Moretti

Ho scovato – fra le tante cose che pubblica Vincenzo Moretti – un’immagine (quella che ho messo qui in copertina) che contiene una sua lettera a chi fa impresa. Devo dirti che l’ho letta e mi ha colpito, e ho sentito la voglia di rubare le sue parole e metterle qui.

Intanto la riporto qui, così come l’ha scritta lui, poi però ci voglio fate qualche considerazione. Spero che avrai la pazienza di seguirmi. Eccola:

LETTERA APERTA A TE CHE FAI IMPRESA

A Natale hai mai regalato un libro a chi lavora con te? In fondo un libro vale molto e costa poco. E sta bene anche nella cesta con lo spumante, il panettone e tutto il resto.
Ti dico subito che ti scrivo per un libro in particolare, so che lo apprezzerai, in giro si dice che non ti piace perdere tempo.
Si intitola “Il lavoro ben fatto”, lo abbiamo scritto io, mio figlio Luca e mio padre Pasquale, anche se lui non sapeva scrivere, lo chiamava “il lavoro preso di faccia” e il suo nome sulla copertina non c’è.
Ecco, se adesso stai pensando che il mio è solo uno dei milioni di modi escogitati da scaltri venditori per darti fastidio da qui a Natale, ti sbagli.
Lo puoi pensare, non mi conosci e puoi farlo, ma ti sbagli.
Perché nel libro raccontiamo un’idea, un approccio, un modo di essere e di fare che ha già un suo pubblico a livello nazionale, anche nel tuo mondo, imprese di ogni tipo e dimensione.
E perché il lavoro ben fatto non è solo questo ma anche una pratica, una maniera per condividere una possibilità e lavorare meglio.
È per questo che ti scrivo. Perché il lavoro ben fatto lo possiamo fare tutti. Perché fa bene alle persone, alle famiglie, alle scuole e anche alle imprese. Perché fare bene le cose è bello, ha senso, è giusto, è possibile e soprattutto conviene. Perché se ciascuno fa bene quello che deve fare, qualunque cosa debba fare, funziona tutto.
Ancora due cose prima di salutarti.
La prima: a partire da gennaio, dopo che le persone lo avranno letto, potremmo fare un piccolo workshop online gratuito di un’ora per tornarci su assieme con domande, approfondimenti ed altro.
La seconda: anche se tutto questo non ti interessa, a Natale regala un libro.
Un caro saluto, poi ti riscrivo per gli auguri, naturalmente a prescindere.

Vincenzo Moretti


Bene, ora che anche tu hai letto le parole di Vincenzo, posso riprendere alcune cose.
Primo: Vincenzo indirizza la lettera “a te che fai impresa”. A chi si rivolge? Solo ai titolari delle aziende, piccole, medie o grandi? Ormai è entrata nel linguaggio comune l’espressione “è un’impresa” riferita a cose ben diverse, che però si fa fatica a fare: mandare avanti una famiglia, per esempio. Ecco che si può ampliare allora la schiera dei destinatari di questa lettera praticamente a tutti.

Secondo: Il lavoro ben Fatto non è solo un libro, ma è un modo di porsi, nel lavoro, nella vita. Io già lo facevo, ma non sapevo che si chiamava “Lavoro ben Fatto”. Quindi, quando ho comprato e letto il libro mi ci sono trovata talmente tanto bene, che ho ampliato il mio blog aggiungendo la sezione del Lavoro Ben Fatto.

Ecco, anche io mi unisco dal mio piccolo spazio all’invito di Vincenzo: a Natale regaliamo un libro ai nostri colleghi di lavoro; meglio se il libro si intitola “Il Lavoro ben Fatto”, ma non è mica obbligatorio. Ce ne sono tanti in giro. “Il lavoro ben fatto” è il racconto di una famiglia, quella di Vincenzo, ma potrebbe pure essere la mia, la tua… E racconta una possibilità: come ognuno potrebbe – con poco – contribuire a cambiare in meglio il mondo.

Grazie Vincenzo… poi ci sentiamo per gli auguri!

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