Leggi come ti pare

Ciao caro lettore.
Se sei qui è perchè ti piace leggere, magari non solo il mio blog ma anche i libri.
Oggi vorrei parlarti proprio di loro e dell’approccio che da un po’ di anni a questa parte ho piacevolmente recuperato con la lettura.

Nei giorni scorsi ho scattato l’immagine di copertina di questo articolo e l’ho messa su Facebook: più o meno ci sono tutti i libri che ho comprato o che mi sono stati regalati. Mancano quelli di Andrea Franzoso, perché stanno in uno scaffale tutto dedicato a lui. Però anche quelli fanno parte della raccolta.

Oggi però non voglio raccontarti un libro, ma voglio proporti “i diritti dei lettori”, così come li intende Daniel Pennac. Prenditi 15 minuti, te li faccio raccontare di Raffaele Gaito:

Non mi sono fissata su Raffaele, ma ho ritrovato questo suo video perchè anche a me è stato molto utile.
Prossimamente magari ti racconterò qualcosa di alcuni dei libri che ho acquistato, magari ci trovi qualche spunto.

Grazie per avermi letto! Ora puoi tornare ai tuoi libri, magari con una consapevolezza diversa.

Ama ciò che fai – le 8 fatiche di Raffaele

Eccomi qua, a parlare ancora una volta di un successo editoriale. Questa volta però non si tratta di un libro.

È un podcast originale che si trova su Storytel, ideato, scritto e registrato da Raffaele Gaito, con il prezioso, paziente e professionale lavoro di Rossella Pivanti che ha aggiunto note di colore in sonoro, rendendo ogni puntata del podcast un piccolo gioiellino.

Già. Perché sono 8 episodi, con 8 storie e 8 riflessioni su come porre più attenzione non tanto al risultato, ma al cammino per arrivarci. Nel lavoro e nella vita. Grazie alle esperienze, allo studio, alle contaminazioni, all’impegno.

Raffaele è partito da 8 persone, più o meno note, ne ha studiato e ricostruito il percorso ponendo l’accento su un particolare che può aiutare ciascuno di noi a crescere per raggiungere con consapevolezza i nostri obiettivi.


Proverò ad accompagnarti a scoprire questo lavoro facendomi aiutare proprio da Raffaele.

S: “Ama ciò che fai” è il contrario di “fa ciò che ami”: è forse un invito a cercare di farsi andar bene le cose quando non le possiamo cambiare? O lo hai interpretato più come un cambio di paradigma?

R: Per me si tratta di un profondo cambio di paradigma. Non è accettazione passiva, non è resa senza condizioni. È un invito a mettersi in gioco sempre, a sperimentare tanto. È un invito a non farsi abbagliare dalle passioni. Da piccoli ci dicono che dobbiamo seguire le nostre passioni, ma la verità è che non è sempre così facile. Non tutte le passioni possono diventare un lavoro e, soprattutto, molti di noi trovano la loro vera passione molto avanti negli anni, o non la trovano mai. Quindi a queste persone dico: non smettete di cercare. E nel frattempo godetevi il percorso.

S: Prima che uscisse il podcast ci avevi preannunciato che sarebbe stato un lavoro diverso ma altrettanto bello dello scrivere un libro. Quindi hai dovuto “riscrivere” le storie che già conoscevi? Cosa cambia nella stesura di un testo che deve essere “ascoltato”?

R: Assolutamente sì. Sono state due esperienze molto diverse ed entrambe bellissime. Innanzitutto le storie nel libro occupano mezza pagina o poco più. Qui per dover registrare 25-30 minuti di episodio ho dovuto scrivere una decina di pagine a storia. Quindi c’è molto più materiale, molto più approfondimento, molto più focus sul percorso di queste persone. E poi c’è il fattore sensoriale. Una storia che si ascolta va strutturata in maniera diversa da una storia che si legge. Per me questa era un’assoluta novità e se ci sono riuscito è solo grazie a Rossella che mi ha guidato per mano in ogni singolo passo di questa esperienza.

S: Il lavoro questa volta non è tutto tuo. Una buona parte del lavoro ce l’ha messa Rossella Pivanti, che – non esagero – ha fatto un lavoro egregio. Di cosa si è occupata lei?

R: Questo è proprio un progetto 50-50. Nel senso che senza Rossella non sarebbe il podcast che state ascoltando in questo momento. Lei ha avuto un ruolo fondamentale fin dall’inizio. La parte che si vede (anzi, che si sente, in questo caso) è sicuramente quella del montaggio e del sound design. Ma, come dicevo nella risposta precedente, lei mi ha accompagnato tanto anche nella fase di scrittura, di revisione delle bozze, di registrazione, e così via. Purtroppo i ruoli come il suo sono sempre un po’ dietro le quinte, ma posso assicurarti che è stata fondamentale per la riuscita di Ama ciò che fai.

S: Veniamo ai contenuti. Non voglio svelare troppo, perché mi piacerebbe che chi sta leggendo queste righe sia incuriosito e voglia ascoltare – se già non lo ha fatto – “Ama ciò che fai”. Già dai titoli degli episodi ci trovo tutto Raffaele e il tuo lavoro.

C’è un sentiero tracciato anche nell’ordine degli episodi oppure hai semplicemente raccolto 8 pensieri che aiutano a focalizzarsi sul percorso?

R: C’è un sentiero ovviamente. C’è un filo rosso che collega ogni storia, con l’obiettivo di prendere le persone per mano e portarle insieme a me in questo percorso condividendo una serie di riflessioni. Quando ho deciso quali storie raccontare ho cercato di incastrarle al meglio per dare un senso a tutta la narrazione. E infatti, questa cosa poi si nota dall’ascolto con i rimandi continui da un episodio all’altro.

S:Mentre ascoltavo il podcast ho riletto i vecchi articoli su di te: la mia prima intervista, i tuoi video, i libri, i post (sudore, tachicardia, mani fredde), i racconti dei tuoi nonni. Tutte esperienze di vita che hai voluto condividere e che fanno parte di quello che sei oggi.

Senza dimenticare la pazienza e la generosità.

Grazie! Grazie perché anche questa volta ci hai dato l’opportunità di accedere a storytel gratis per 30 giorni.

E ora mi rivolgo a te, caro lettore: se vuoi ascoltare “Ama ciò che fai” usa questo link e avrai 30 giorni di ascolto gratuito su storytel: https://www.storytel.com/it/it/c/raffaelegaito

Raffaele non ha certo bisogno della mia promo, ma ti consiglio di seguirlo, sicuramente qualcosa di interessante fra tutte le cose che divulga gratuitamente potranno esserti d’aiuto!

Raffaele: da Salerno… con amore!

Buongiorno caro lettore.
Oggi vorrei accompagnarti a riscoprire la storia (o meglio, il percorso) di un giovane italiano che seguo da un po’: Raffaele Gaito.

Come ha fatto lui nel suo podcast “Ama ciò che fai”, proverò a riassumere le cose che ci ha raccontato e che hanno segnato le tappe che lo hanno portato dove sta oggi, 9 agosto 2022.
Non conosci Raffaele Gaito?
Se ti va puoi prenderti qualche minuto e leggere l’intervista che gli feci a fine ottobre 2019:

Raffaele, il Gaito che non ti aspetti

Bene.
Ora posso rivolgermi direttamente a lui, ma leggi pure tu, che magari ti viene voglia di guardare qualche suo video o comprare uno dei suoi libri…


Caro Raffaele, 
proverò in queste poche righe a ricostruire (per quel poco che so della tua vita e del tuo lavoro) quello che sta “sotto la punta del tuo iceberg”: il tuo percorso.
Quello che sei oggi è il risultato di quanto hai appreso fin da bambino, in famiglia. 
I modelli che hai raccontato nei tuoi libri sono stati soprattutto loro: i tuoi famigliari.

I nonni. 

Nonna Anna e nonno Domenico: la persistenza e la curiosità.
(Che belle le pagine che hai dedicato loro ne “L’arte della pazienza”)

Di nonna Berardina ho riletto una frase del tuo libro tremendamente bello che ben si sposa con la tua ultima creazione: “se sei felice in quello che fai, continua a farlo”.
Credo di aver letto anche il nome del tuo quarto nonno: Raffaele. Di lui non so nulla, mi basta notare che il tuo nome è stato preso da lui.

E poi i tuoi genitori. 

Ti hanno fatto crescere e permesso di formarti nelle materie che più ti piacevano.
Ma ricordi il post “sudore, tachicardia, mani fredde“? Lo avevo messo nel mio blog perché mi pareva un buon insegnamento per i giovani.

Queste piccole chicche della tua vita privata che hai voluto condividere con chi ti segue sono perle preziose.
Credo che siano le basi solide su cui il Raffaele che conosco (e che oggi compie 38 anni), abbia costruito il suo percorso.
Innestandoci una buona dose di simpatia, generosità e professionalità.

Grazie per le tante cose belle che ho imparato da te fino ad oggi.
Non posso che augurarti di continuare su questa strada tracciata! 
Se dovessi immaginare il tuo percorso lo descriverei come una strada che parte da Salerno e arriva a Cambridge, e lungo il cammino ci sono migliaia di piante (i consigli che semini), una panchina per fermarsi a leggere i tuoi libri e quelli che di tanto in tanto ci suggerisci, una collina ricca di tool, qua e là cassette degli attrezzi e lì, dietro l’angolo, a casa tua, un posto segreto dove ti alleni a diventare Batman!

Auguri Raffaele, di cuore!

Un paio di giorni fa ho giocato con le tue pose nelle foto dei tuoi corsi estratte grazie a remove.bg e un’illustrazione trovata su pixabay. Ne è uscita l’immagine che ho usato in copertina, spero ti piaccia!


Caro lettore, non mi sono dimenticata di te. Se sei arrivato fin qui ti ringrazio. E ti consiglio – se già non lo fai – di seguire Raffaele.
Come si fa? Basta cercare “Raffaele Gaito” su Internet: lo troverai dappertutto. 
Ti consiglio Instagram (lo trovi come @duplikey) Linkedin e Youtube.

Ma soprattutto, parti da “Ama ciò che fai”

Alla prossima!

Daniel Zaccaro si racconta

Eccomi con una nuova intervista dal basso con un ospite davvero speciale: Daniel Zaccaro, il protagonista di “Ero un Bullo”, l’ultimo libro di Andrea Franzoso.
È uscito da poco più di 6 mesi e dalla sua uscita ho scritto molto sul libro, sul lavoro di Andrea, sulla storia che ha raccontato e sulle tante storie che incrociano quelle del protagonista.

Ho chiesto a Daniel se era disponibile a rispondere a qualche mia domanda, e alla sua risposta positiva gli ho inviato le mie domande.
Le risposte sono arrivate in piccoli audio, così mi sono cimentata nel costruire un podcast.

Spero di aver fatto un buon lavoro. Per quanto sia “artigianale”, abbiamo affrontato temi importanti e attuali, soprattutto per il mondo dei giovani e degli adolescenti.

Vi lascio al podcast, buon ascolto!

Colibrì Rivazzurra… e dici casa!

Non è uno slogan; è davvero così! Quando ho deciso di prendermi questa settimana di vacanza sapevo con certezza dove sarei andata. 

Ci sono mille posti da visitare, ma alla fine avevo solo bisogno di staccare… per di più non ho compagni di viaggio e so che c’è un posto dove mi sento davvero “a casa” anche se ci vado da sola: è l’hotel Colibrì di Rivazzurra a Rimini. 

Ma prima ancora di essere un hotel e un luogo di villeggiatura, è una famiglia: la famiglia Balducci. Già da qualche anno è passata alla terza generazione: dopo i nonni Pino e Maria, e Roberto e Orietta poi, ora l’albergo è in mano a Riccardo, che mantiene e continua la la conduzione familiare e la cortesia tipica romagnola. 

La Famiglia allargata

Qui al Colibrì anche il personale ha sposato la filosofia della famiglia Balducci e di questa terra, e tutti concorrono ciascuno per la propria parte, alla missione del cartello che si trova all’ingresso: 

“Be Welcome, be at home”: benvenuti a casa! 

In diverse occasioni ho potuto ascoltare da Riccardo parole di apprezzamento per i suoi collaboratori. 


Testa mani e cuore

Questa è ancora una volta la ricetta che qui tutti mettono nel proprio lavoro ogni giorno per far sentire a proprio agio i clienti. 

La testa ce la mette soprattutto Riccardo che – seppur giovane – è diventato un bravo direttore di albergo, anche se io preferisco ricordare il ragazzo cresciuto insieme a me che ormai non si misura più (ma questa è un’altra storia che fa parte del nostro vissuto). 

Le mani sono tante: 

  • quelle del signore addette alla pulizia delle camere;
  • quelle dei cuochi che preparano colazione pranzo e cena;
  • quelle delle cameriere addette alla sala – sempre sempre sorridenti e veloci nel servizio, capaci di veri slalom fra i tavoli e i bambini. 

Il cuore… beh, è in tutti, dal primo all’ultimo, anche nei clienti! 

Una parola la voglio spendere anche per loro: sono venuta da sola, ma non mi sento sola! Alcuni clienti che mi hanno riconosciuto (come me scelgono da decenni l’albergo per le vacanze), mi invitano per una chiacchierata, in attesa del pranzo o della cena. 

In questa atmosfera l’animo non può che rigenerarsi! 


Ringrazio davvero tutti, e a te caro lettore lascio i riferimenti di questa mia “terza casa”. Se volessi farti una piccola vacanza in Romagna:

https://www.colibririmini.com/

https://www.facebook.com/hotelcolibririmini/