Torno a scrivere dopo molto tempo sul mio blog, per tornare a raccontarvi della piccola vacanza nel Cilento, lo scorso giugno. Quattro giorni intensi e calmi dove a far da padrone è stata l’amicizia e la condivisione. Tornata a casa ho inviato qualche domanda a Giuseppe Rivello, Jepis per gli amici e per tutto il resto del mondo.
Sì, perchè quando visiti luoghi nuovi, ti viene pure voglia di saperne di più, anche se pure a molta distanza le storie che racconta Jepis le posso vedere e ascoltare pure da qui, al nord. Ma partiamo con l’intervista. È da molto tempo che giace nei miei archivi digitali…
Caro Jepis, ti chiamerò Giuseppe, un nome che mi è tanto caro perché è anche il nome del mio papà.
La piccola vacanza che ho fatto a Cip è stato un momento importante della mia vita, che mi ha lasciato ricordi belli, e che sicuramente ripeterò.
Se Vincenzo era già per me un po’ come l’attore principale del racconto e del viaggio, tu sei stato quello “non protagonista” che mi ha sorpreso di più!
Grazie davvero per la tua disponibilità e la tua amicizia!
Ora che ho vissuto i tuoi spazi e il tuo lavoro, vorrei fare con te una nuova intervista, se avrai il piacere di rispondere alle mie domande.
Silva cara, grazie a te, e perdonami se ti rispondo con così tanto ritardo, non è da me, ma la tua intervista arrivò in un periodo molto incasinato ed è andata nel “procrastinatoio”.
Partiamo dal luogo in cui vivi: il Cilento. Da dove deriva questo nome?
Il toponimo Cilento deriva dalla locuzione Cis-alentum che vuol dire “al di qua dell’Alento”. L’Alento è un fiume che si trova a nord dell’attuale Cilento. Questo nome è diventato molto importante e diffuso dopo la creazione del Parco Nazionale, qui istituito negli anni ‘90. Oggi il Cilento è un brand territoriale in crescita, di anno in anno assume connotati sempre più solidi nel mercato turistico ed enogastronomico globale.
Ho deciso con un certo anticipo di venire a Caselle, ma mi hai subito accolto a braccia aperte, senza programmare nulla. Così ho vissuto un po’ della tua quotidianità, seguendoti nella registrazione di un video. Ti ho ammirato molto, perché ho visto la tua professionalità. Potresti essere uno sceneggiatore o un aiuto regista senza problemi. Ci hai mai pensato ?
Silva ti ringrazio, sono lusingato, diciamo che mi piace raccontare con il video storie di persone e di comunità che creano valore. Ho iniziato raccontando le storie degli anziani della mia comunità, del Palio del Grano e pian piano quella che era una grande passione è diventato il mio lavoro. Oggi, questa “professionalità” la impiego al servizio delle storie che hanno bisogno di me per creare narrazioni con un linguaggio umano e sobrio. Non so se ho le competenze per fare la regia, ma ad oggi i miei piccoli documentari li penso, li dirigo e li produco io, come un piccolo filmmaker indipendente.

Ho vissuto da casa l’evoluzione della tua Bottega fino a quello che è oggi, una libreria. Non ti bastava già avere un luogo come Alpha e Beta? Mi sa che anche Jepis Bottega sia un luogo “Beta-permanente”…
Devo correggerti, oggi non è proprio corretto dire che la Bottega è una libreria, nella mia accezione la libreria è contenuta nella bottega. Mi spiego, la bottega ha come missione il “crea racconta ricrea”, la libreria è uno spazio e uno strumento per far si che questo avvenga, ma non è l’unico. Oggi la bottega si muove su tre assi principali: la produzione dei documentari o dello storytelling delle organizzazioni, la formazione-consulenza e la libreria. Rispetto a questi tre assi principali, tutto il resto è in beta-permanente, si, nel senso che è tutto molto sperimentale, tutto molto orientato alle esplorazioni creative per rintracciare nuovi talenti.
Hai una bella famiglia, e Rosa, la tua bimba più grande sta già seguendo le tue orme. È appena agli inizi ma già dispone di tecnologie e un maestro eccellente. Sei orgoglioso di quello che sta facendo?
Sono orgoglioso sì, ma non voglio condizionare troppo la sua evoluzione. Dovrà fare il suo percorso magari smontando e rimontando a suo modo quello che oggi sta iniziando a conoscere al mio fianco. Il lavoro creativo e culturale, come tutti i lavori, cambierà tanto, quello che mi interessa trasmettere a tutte e tre le mie figlie è un approccio al lavoro e alla creatività, il resto dovranno farlo loro.
Ti sto seguendo da molti anni e ora ancora più da vicino. Non scrivi molto, ma i tuoi post, soprattutto quando parli al tuo Mastru sono molto profondi….
Hai ragione, scrivo poco, vorrei di più ma spesso non riesco a ritagliarmi il giusto tempo. Quando scrivo al mio Mastru tiro fuori quello che avrei voluto dire a mio nonno rispetto al mio lavoro, rispetto alle mie riflessioni. Mi è sempre piaciuto riferirmi a lui per questo tipo di riflessioni, mi aiuta a pensare e scrivere meglio.
E in effetti, mentre ero a Caselle in Pittari, un giorno Rosa mi ha fatto un’intervista che è finita sul suo podcast:
Grazie Giuseppe! Sei un amico speciale.
Il mantra di Giuseppe è “Crea Racconta ricrea”. Tante sono le storie già raccontate, tante quelle ancora da far nascere.
Come cerco di fare sempre, lascio qualche riferimento su dove trovare quello che Giuseppe fa, per lavoro e sui social. Credo che aprendo il suo sito potrete entrare nel meraviglioso mondo di Jepis.