Contenuti

Un mesetto fa, quando ancora era in early bird, ho acquistato la masterclass di Raffaele Gaito in collaborazione con Andrea Ciraolo con un titolo che è tutto un programma: “Crea contenuti come un trattore”.
Ci ho messo un po’ a decidermi, ma poi l’ho acquistato.
Non ho potuto seguire tutta la diretta, ma ora il materiale ce l’ho.

Raffaele questa volta ha fatto le cose in grande, sempre nel suo stile estremamente pratico, e ha condiviso il corso con un altro professionista, molto seguito su Youtube, un certo Andrea Ciraolo, che io non conoscevo.

Negli intenti dei due coach il programma (in diretta Zoom) si sarebbe dovuto svolgere in 4 ore. E invece è durato il doppio!
Non ci sono stati rimandi; conosco bene Raffaele ma posso dire la stessa cosa di Andrea: ho visto due professionisti nel campo della creazione di contenuti che hanno approcci differenti nella creazione di contenuti, ma alla base valori forti: la generosità e l’umiltà.

Niente segreti

Quando Raffaele e Andrea si sono accorti che ci sarebbero volute ben più delle 4 ore, in totale trasparenza lo hanno detto.
Una bella testimonianza di consapevolezza. E mica si sono persi d’animo, anzi. Quel corso avevano preparato e quel corso hanno portato a termine.

È stato un corso super pratico:
abbiamo potuto vedere all’opera due professionisti nel loro ambiente, ci hanno fatto vedere moltissime cose, ma ci hanno anche parlato di aspetti organizzativi legati in qualche modo ai risultati finali.

Eh, si… ma loro sono bravi…

Ecco, se stai pensando questo e sei il tipo che punta alla perfezione prima di partire, secondo me devi guardarti questo corso.
Loro sono DIVENTATI bravi a furia di creare contenuti, sperimentare, fallire – perchè no? – e ce lo dicono proprio in questa masterclass.

Io ho scoperto tanti strumenti, ma mi sono nate anche tante domande su quello che già faccio, a cui solo io posso rispondere, pensandoci e poi sperimentando.
Già, perchè questa masterclass invece di darti risposte, ti sollecita a farti le giuste domande.

E poi ci trovi tanta di quella roba extra in regalo (o meglio, compresa nel prezzo) che neanche me la ricordo.

Così, meglio che ti lascio il link alla pagina con tutte le info: https://www.raffaelegaito.com/masterclass-creazione-contenuti/

Saverio: testa, mani e cuore

Torno, in questo articolo, e in occasione della Notte del Lavoro Narrato, a parlare con il mio amico Saverio Mancino dei suoi progetti.
Dove eravamo rimasti? Più o meno qui:
“Saverio è lucano di origine, ma è un lucano vero e autentico, dalla testa ai piedi, nel cuore e nel cervello.
Insomma, per dirla con le parole di un altro mio caro amico è uno che quando fa le cose ci mette testa, mani e cuore.”

Mi piacerebbe approfondire in questo articolo la relazione che c’è fra il suo Caciocavallo Impiccato e questi tre elementi.
Da pochi giorni si è conclusa la campagna di crowdfunding per trovare fondi per la realizzazione del Caciocavallo Impiccato Bistrot.
Da amica e attenta osservatrice ho scoperto molte cose, che per tanti anni sono rimaste nascoste ai non addetti ai lavori.

Cuore

Vorrei iniziare con le impressioni a caldo dei risultati sicuramente positivi di questa campagna di crowdfunding. Cosa c’è oggi nel cuore di Saverio?

S. L’amore per la mia terra certamente, ma anche la cultura che mi hanno trasmesso i miei genitori e i genitori dei miei genitori per il cibo e le risorse della nostra bella Lucania.

Mani

Forse la cosa più semplice, immediata e visibile: senza le mani non si potrebbero realizzare le bruschette gourmet di Caciocavallo Impiccato. Ci vogliono quelle per realizzare il prodotto. E di mani ce ne sono davvero tante oggi in giro per il mondo…

S. le mie mani mi hanno aiutato a fare tante cose. Da piccolo ho ricevuto tanti giocattoli ma quelli più importanti erano gli strumenti musicali “giocattolo” con i quali ho iniziato a prendere confidenza con la mia amata musica. Contemporaneamente ho smontato e rimontato tutto quello che era in mio possesso (a volte anche gli oggetti di mio fratello… ahahah) per capire come erano stati realizzati e approfondire i dettagli. Da lì la voglia di prototipare qualcosa di mio e l’unica possibilità che avevo per farlo era grazie al das (tipo creta) e pezzi di compensato che mi regalava il falegname e che io modellavo con il seghetto traforo. Realizzavo le prime casette per le mie macchinine di ferro e poi man mano costruivo altre per comporre l’area di servizio in miniatura e giocarci.
Ma la strada era segnata, a 11 anni prendo sul serio l’attrazione per la musica e mi iscrivo a un corso per suonare il sax nella banda del mio paesino, da lì in poi non mi sono più fermato, iscritto al conservatorio mi sono diplomato nel 1991. Le mie mani mi hanno poi fatto vincere un concorso a Roma come orchestrale. Vivendo dunque a Roma e avendo nostalgia della mia lucania… il resto è storia…
🙂

Eh, già. So che letteralmente “hai fatto fagotto” (lo strumento che poi hai suonato), ma usi egregiamente le mani anche per preparare la pasta fatta in casa

Testa

La campagna di crowdfunding è stata impostata molto bene. Subito ho notato quanto è importante insieme alla tua meticolosa ricerca dei prodotti tipici lucani anche l’analisi di mercato. E poi un giorno hai postato una serie di slide sul concept dell’inconfondibile logo di Caciocavallo Impiccato. Se non è metterci tanta, tanta testa… Dietro a quello che vedo sui canali social c’è un grande lavoro strategico, o sbaglio?

S. Ho imparato molto dal mio network di professionisti che ha sempre seguito le mie idee e aiutato a svilupparle in progetto e poi testare sul mercato. Tanti errori e fallimenti ovviamente ma la testa se la “gestisci” bene ti aiuta a realizzare tutto in modo dinamico e professionale.

Grazie Saverio per esserti raccontato. C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

S. Vorrei ANCORA RINGRAZIARE tutti coloro che hanno creduto e stanno credendo nella mia visione di rendere un concept food così tradizionale in chiave moderna!
Grazie ancora Silva che continui a seguire i miei progetti, ne sono davvero onorato.


Vedi, caro lettore… ero partita per parlare ancora una volta di Caciocavallo Impiccato e mi sono ritrovata invece un’altra storia: quella di un piccolo e poi di un giovane Saverio che ha costruito con le sue mani quello che è oggi.

Caciocavallo Impiccato è la prova (egregiamente riuscita) che la tradizione si può sposare con l’innovazione.
Andrò a trovare Saverio nel suo Caciocavallo Impiccato Bistrot;
per rimanere nel solco del suo racconto posso senz’altro dire che

“Caciocavallo Impiccato è musica per il palato”

ma anche che

“Le ricette lucane sono una sinfonia di sapori” per chi le sa apprezzare.

Bravo Saverio!

Le cose che contano

Oggi vi propongo una nuova intervista dal basso con un amico, che volentieri ha accettato di rispondere a qualche mia domanda. Lui è Raffaele Gaito. Qualche giorno fa ha pubblicato sui social un post che mi ha molto colpito. Così gli ho chiesto se aveva piacere ad approfondire la questione. E anche questa volta Raffaele non si è tirato indietro. Buona lettura!


Ciao Raffaele. Oggi non parliamo di libri e nemmeno del tuo lavoro.
Ti ho proposto questa chiacchiera un po’ atipica dopo il tuo post dove esortavi chi ti segue ad acquistare un tuo prodotto ad una cifra libera. Motivo: tutto va in donazione ad AIL. Vorresti ripetere per i miei lettori quello che stai facendo?

R. Ciao Silva! Come hai anticipato tu sto facendo una raccolta che andrà ad AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie. La sto facendo in un modo un po’ atipico.
Ho preso un mio prodotto nuovo, che avevo intenzione di lanciare a breve, e ho pensato di dare tutto il ricavato di Febbraio in beneficienza.
E ho detto alle persone che possono comprarlo per la cifra che vogliono loro. Il prodotto sarebbe uscito a 99€ ma sono liberi di comprarlo alla cifra che vogliono, che si sentono o che possono permettersi, anche 1€.
Nel momento in cui scrivo abbiamo quasi raggiunto le 1000 donazioni. Se avessi chiesto semplicemente alle persone di donare non so in quanti l’avrebbero fatto, mentre organizzandola in questo modo ero sicuro di poter coinvolgere molte più persone.
È un win-win, loro si portano a casa un contenuto di formazione di qualità e contemporaneamente fanno un gesto importante e con un impatto concreto.

Ho letto il tuo post. Le due cose che più mi hanno colpito sono state “davanti a queste cose ti senti impotente”, ma più avanti “forse qualcosa si può fare. Usare questo briciolo di visibilità che ti danno le piattaforme per chiedere a chi mi segue di sostenere la ricerca”. Non hai scritto proprio così, ma il senso è questo. Sei una persona generosa, e anche in questo caso non ti sei smentito…

R. A dicembre 2022 una mia carissima amica ha avuto la notizia che la sua bimba ha la leucemia. Ti confesso che ogni singolo giorno da allora io mi sento completamente impotente. Puoi mandare tutti i messaggini del mondo, fare telefonate, cercare di essere vicino con frasi consolatorie, ma sai che non c’è altro che puoi fare.
Ecco perché nel mio post ho detto che è una sensazione di impotenza terribile. Vuoi un mondo di bene a una persona che sta soffrendo e non sai come aiutarla.
Dall’altro lato però qualcosa di concreto che si può fare c’è. Ed è proprio finanziare la ricerca. È qualcosa che non aiuta la singola persona, ma che può dare un contributo più ampio. Ogni volta che la ricerca fa un passettino in avanti è una grande conquista per tutti, non solo per chi si trova ad affrontare una malattia.
Da queste riflessioni è nata l’idea di fare questa iniziativa.

Il tuo post mi ha toccato profondamente, perché anch’io soffro da più di 30 anni di epilessia. Una forma parziale e farmaco resistente. Ho deciso di acquistare il tuo regalo (50 pdf) che probabilmente non userò mai a una cifra che per me è simbolica: 1 euro a file + 1 euro per la ricerca. E l’ho fatto volentieri perché conosco la tua serietà e la tua generosità. Non sono ricca, ma vivo dignitosamente e non mi porterò quanto guadagno nella tomba. Credo che i soldi vadano usati per cause giuste. E la tua sicuramente lo è. Tu che ne pensi?

R. Innanzitutto ti ringrazio. Ognuno è libero di comprarlo o meno, e soprattutto ognuno è libero di farlo alla cifra che preferisce. Quindi il tuo gesto non è per nulla scontato. Grazie di cuore.
E poi sul cosa ne penso, credo che in parte la risposta sia già in quella precedente. Anche quando pensiamo di non poter far nulla, c’è sempre qualcosa che possiamo fare. A volte sono piccoli gesti, apparentemente insignificanti, ma che hanno il loro peso e il loro ruolo nel grande schema delle cose.
Sai, ti confesso che ero terrorizzato il giorno in cui ho pubblicato quel post. Io sono fortemente convinto che la beneficienza vada fatta in privato. E quindi ho pensato mille volte a cosa dire e a come dirlo, per non essere frainteso.
Poi un altro pensiero ha avuto la meglio su di me, ed è quello che ho scritto anche nel mio post: ma se ogni tanto non uso il mio briciolo di visibilità per queste cose, che senso ha tutto questo?

Grazie Raf per aver dedicato del tempo a parlare di cose non strettamente di lavoro, ma che reputo molto più importanti. Se il tuo è un “briciolo” di visibilità, forse io sono proprio insignificante, ma magari qualcuno passerà di qui e leggerà questa intervista.


Vuoi 50 pdf che uso nel mio lavoro?

Così esordiva nel post Raffaele nel suo post. Se vi è sfuggito, andate a recuperarlo, a questo link.

Come stiamo con l’epilessia

Intervista al Dott. Carlo Andrea Galimberti

In occasione del mese dell’Epilessia, e della Giornata internazionale dell’epilessia 2023 ho mandato tre domande a una persona che conosco da oltre 30 anni: il Dott. Carlo Andrea Galimberti. Persona cordiale e stimato professionista, è il neurologo che ha preso per mano la mia epilessia e la mia storia e mi ha accompagnato per oltre un ventennio, lasciandomi poi alle cure di una brava tirocinante diventata un ottimo neurologo: la dottoressa Elena Tartara.

Oggi è Direttore UOC Neurofisiopatologia e Responsabile del Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia, Servizio di Elettroencefalografia Clinica dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia; è anche Vice Presidente della Lega Italiana Contro l’Epilessia, Lice.

Con tutti questi impegni, sinceramente disperavo di poter ottenere qualche informazione diretta, e invece qualche giorno fa è arrivata la mail con le risposte alle mie tre domande. Anche questa volta la cordialità del mio “Dottor G.” non si è fatta attendere.

Dopo aver parlato io tanto della mia malattia, ho chiesto a lui qualche dato e qualche curiosità su questa patologia che ormai è mia compagna di vita.

Quanti sono oggi i malati di epilessia in Italia e nel mondo?

500.000-600.000 in Italia, oltre 50 milioni al mondo, con epilessia che necessita correntemente di servizi medici; sono davvero molte, e la WHA (World Health Assembly – Assemblea Mondiale della Salute) ha promosso di recente un piano di impegno da parte delle Nazioni a supportare l’assistenza medica e non strettamente medica alle persone con la malattia. 

Nel corso di questi 30 anni di convivenza con la mia epilessia farmacoresistente al Mondino ho partecipato volentieri a diversi studi. A che punto sta la ricerca?

La ricerca prosegue incessante, sia quella “clinica” (sperimentazione di nuovi farmaci) che quella “di base” (studio dei meccanismi dell’epilessia) a livello cellulare e in modelli delle diverse forme della malattia, per individuare quelli che potrebbero essere più utilmente influenzati sia dai farmaci che da altri tipi di intervento; si vanno configurando, per alcuni quadri rari ma molto gravi, forme di “terapia genica” che rappresentano esempi di quella che attualmente viene definita “Medicina di Precisione”, cioè propriamente mirata ai meccanismi della malattia, mentre i farmaci attualmente disponibili sono sostanzialmente “sintomatici”, cioè dovrebbero servire a non lasciar venire le crisi nei periodi in cui questo è necessario.

Sono stata 3-4 volte ricoverata per gli esami di controllo. Ho visto tante forme diverse della stessa malattia. E conosco persone che sono completamente guarite. Perché alcune guariscono e altre no?

Non sono completamente chiariti i motivi per cui alcune persone rispondono meglio ai trattamenti rispetto ad altre, anche se è ormai noto che alcune cause di crisi epilettiche hanno più probabilità di sostenere forme “farmacoresistenti” (come nel tuo caso, in cui le crisi sono riconducibili a piccole malformazioni della corteccia cerebrale che non danno altri segni, ma le crisi sì).


Eh già… sono nata con un cervello “bacato” per davvero. Fino all’età di 18 anni nulla. Poi, con gli accertamenti dopo il primo e unico episodio di perdita di conoscenza, l’epilessia è entrata nella mia vita. 

Ringrazio di cuore il dottor Galimberti per la sua disponibilità. 


Caro lettore, ti invito a consultare il sito della Lice che contiene molto materiale divulgativo sul tema dell’epilessia, una malattia che va raccontata, perché c’è ancora molta ignoranza su questa patologia e tanto pregiudizio sulle persone con epilessia.

Crisi

Anzi, per la precisione “crisi epilettiche”.

Queste sono le manifestazioni della malattia. E ce ne sono diverse. Come siamo diversi noi esseri umani.

Credo che ogni malato di epilessia abbia le proprie crisi, anche se si possono raggruppare in crisi generali e crisi parziali.

Quando si parla di epilessia generalizzata le crisi sono molto forti e invalidanti: si cade a terra, si hanno convulsioni, si può perdere coscienza.

E poi ci sono le crisi parziali. Che possono interessare una sola parte del corpo, fino ad essere impercettibili a chi ci sta intorno.

Ecco. La mia epilessia si manifesta con crisi parziali che sento solo io, quando la bocca e a volte il braccio destro si irrigidiscono, per pochi istanti.

E vai a sapere perché. È un mistero.

Solo in parte spiegato dal mio cervello che io scherzosamente definisco “bacato”.

Perché è questo che succede ai malati di epilessia: il cervello da qualche parte si “danneggia”, e quel danno provoca le crisi.