Intervista al Dott. Carlo Andrea Galimberti
In occasione del mese dell’Epilessia, e della Giornata internazionale dell’epilessia 2023 ho mandato tre domande a una persona che conosco da oltre 30 anni: il Dott. Carlo Andrea Galimberti. Persona cordiale e stimato professionista, è il neurologo che ha preso per mano la mia epilessia e la mia storia e mi ha accompagnato per oltre un ventennio, lasciandomi poi alle cure di una brava tirocinante diventata un ottimo neurologo: la dottoressa Elena Tartara.
Oggi è Direttore UOC Neurofisiopatologia e Responsabile del Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia, Servizio di Elettroencefalografia Clinica dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia; è anche Vice Presidente della Lega Italiana Contro l’Epilessia, Lice.
Con tutti questi impegni, sinceramente disperavo di poter ottenere qualche informazione diretta, e invece qualche giorno fa è arrivata la mail con le risposte alle mie tre domande. Anche questa volta la cordialità del mio “Dottor G.” non si è fatta attendere.
Dopo aver parlato io tanto della mia malattia, ho chiesto a lui qualche dato e qualche curiosità su questa patologia che ormai è mia compagna di vita.
Quanti sono oggi i malati di epilessia in Italia e nel mondo?
500.000-600.000 in Italia, oltre 50 milioni al mondo, con epilessia che necessita correntemente di servizi medici; sono davvero molte, e la WHA (World Health Assembly – Assemblea Mondiale della Salute) ha promosso di recente un piano di impegno da parte delle Nazioni a supportare l’assistenza medica e non strettamente medica alle persone con la malattia.
Nel corso di questi 30 anni di convivenza con la mia epilessia farmacoresistente al Mondino ho partecipato volentieri a diversi studi. A che punto sta la ricerca?
La ricerca prosegue incessante, sia quella “clinica” (sperimentazione di nuovi farmaci) che quella “di base” (studio dei meccanismi dell’epilessia) a livello cellulare e in modelli delle diverse forme della malattia, per individuare quelli che potrebbero essere più utilmente influenzati sia dai farmaci che da altri tipi di intervento; si vanno configurando, per alcuni quadri rari ma molto gravi, forme di “terapia genica” che rappresentano esempi di quella che attualmente viene definita “Medicina di Precisione”, cioè propriamente mirata ai meccanismi della malattia, mentre i farmaci attualmente disponibili sono sostanzialmente “sintomatici”, cioè dovrebbero servire a non lasciar venire le crisi nei periodi in cui questo è necessario.
Sono stata 3-4 volte ricoverata per gli esami di controllo. Ho visto tante forme diverse della stessa malattia. E conosco persone che sono completamente guarite. Perché alcune guariscono e altre no?
Non sono completamente chiariti i motivi per cui alcune persone rispondono meglio ai trattamenti rispetto ad altre, anche se è ormai noto che alcune cause di crisi epilettiche hanno più probabilità di sostenere forme “farmacoresistenti” (come nel tuo caso, in cui le crisi sono riconducibili a piccole malformazioni della corteccia cerebrale che non danno altri segni, ma le crisi sì).
Eh già… sono nata con un cervello “bacato” per davvero. Fino all’età di 18 anni nulla. Poi, con gli accertamenti dopo il primo e unico episodio di perdita di conoscenza, l’epilessia è entrata nella mia vita.
Ringrazio di cuore il dottor Galimberti per la sua disponibilità.
Caro lettore, ti invito a consultare il sito della Lice che contiene molto materiale divulgativo sul tema dell’epilessia, una malattia che va raccontata, perché c’è ancora molta ignoranza su questa patologia e tanto pregiudizio sulle persone con epilessia.