Le cose che contano

Oggi vi propongo una nuova intervista dal basso con un amico, che volentieri ha accettato di rispondere a qualche mia domanda. Lui è Raffaele Gaito. Qualche giorno fa ha pubblicato sui social un post che mi ha molto colpito. Così gli ho chiesto se aveva piacere ad approfondire la questione. E anche questa volta Raffaele non si è tirato indietro. Buona lettura!


Ciao Raffaele. Oggi non parliamo di libri e nemmeno del tuo lavoro.
Ti ho proposto questa chiacchiera un po’ atipica dopo il tuo post dove esortavi chi ti segue ad acquistare un tuo prodotto ad una cifra libera. Motivo: tutto va in donazione ad AIL. Vorresti ripetere per i miei lettori quello che stai facendo?

R. Ciao Silva! Come hai anticipato tu sto facendo una raccolta che andrà ad AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie. La sto facendo in un modo un po’ atipico.
Ho preso un mio prodotto nuovo, che avevo intenzione di lanciare a breve, e ho pensato di dare tutto il ricavato di Febbraio in beneficienza.
E ho detto alle persone che possono comprarlo per la cifra che vogliono loro. Il prodotto sarebbe uscito a 99€ ma sono liberi di comprarlo alla cifra che vogliono, che si sentono o che possono permettersi, anche 1€.
Nel momento in cui scrivo abbiamo quasi raggiunto le 1000 donazioni. Se avessi chiesto semplicemente alle persone di donare non so in quanti l’avrebbero fatto, mentre organizzandola in questo modo ero sicuro di poter coinvolgere molte più persone.
È un win-win, loro si portano a casa un contenuto di formazione di qualità e contemporaneamente fanno un gesto importante e con un impatto concreto.

Ho letto il tuo post. Le due cose che più mi hanno colpito sono state “davanti a queste cose ti senti impotente”, ma più avanti “forse qualcosa si può fare. Usare questo briciolo di visibilità che ti danno le piattaforme per chiedere a chi mi segue di sostenere la ricerca”. Non hai scritto proprio così, ma il senso è questo. Sei una persona generosa, e anche in questo caso non ti sei smentito…

R. A dicembre 2022 una mia carissima amica ha avuto la notizia che la sua bimba ha la leucemia. Ti confesso che ogni singolo giorno da allora io mi sento completamente impotente. Puoi mandare tutti i messaggini del mondo, fare telefonate, cercare di essere vicino con frasi consolatorie, ma sai che non c’è altro che puoi fare.
Ecco perché nel mio post ho detto che è una sensazione di impotenza terribile. Vuoi un mondo di bene a una persona che sta soffrendo e non sai come aiutarla.
Dall’altro lato però qualcosa di concreto che si può fare c’è. Ed è proprio finanziare la ricerca. È qualcosa che non aiuta la singola persona, ma che può dare un contributo più ampio. Ogni volta che la ricerca fa un passettino in avanti è una grande conquista per tutti, non solo per chi si trova ad affrontare una malattia.
Da queste riflessioni è nata l’idea di fare questa iniziativa.

Il tuo post mi ha toccato profondamente, perché anch’io soffro da più di 30 anni di epilessia. Una forma parziale e farmaco resistente. Ho deciso di acquistare il tuo regalo (50 pdf) che probabilmente non userò mai a una cifra che per me è simbolica: 1 euro a file + 1 euro per la ricerca. E l’ho fatto volentieri perché conosco la tua serietà e la tua generosità. Non sono ricca, ma vivo dignitosamente e non mi porterò quanto guadagno nella tomba. Credo che i soldi vadano usati per cause giuste. E la tua sicuramente lo è. Tu che ne pensi?

R. Innanzitutto ti ringrazio. Ognuno è libero di comprarlo o meno, e soprattutto ognuno è libero di farlo alla cifra che preferisce. Quindi il tuo gesto non è per nulla scontato. Grazie di cuore.
E poi sul cosa ne penso, credo che in parte la risposta sia già in quella precedente. Anche quando pensiamo di non poter far nulla, c’è sempre qualcosa che possiamo fare. A volte sono piccoli gesti, apparentemente insignificanti, ma che hanno il loro peso e il loro ruolo nel grande schema delle cose.
Sai, ti confesso che ero terrorizzato il giorno in cui ho pubblicato quel post. Io sono fortemente convinto che la beneficienza vada fatta in privato. E quindi ho pensato mille volte a cosa dire e a come dirlo, per non essere frainteso.
Poi un altro pensiero ha avuto la meglio su di me, ed è quello che ho scritto anche nel mio post: ma se ogni tanto non uso il mio briciolo di visibilità per queste cose, che senso ha tutto questo?

Grazie Raf per aver dedicato del tempo a parlare di cose non strettamente di lavoro, ma che reputo molto più importanti. Se il tuo è un “briciolo” di visibilità, forse io sono proprio insignificante, ma magari qualcuno passerà di qui e leggerà questa intervista.


Vuoi 50 pdf che uso nel mio lavoro?

Così esordiva nel post Raffaele nel suo post. Se vi è sfuggito, andate a recuperarlo, a questo link.

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