Chi è Andrea Franzoso

e perché bisognerebbe seguirlo

“Chi non conosce ancora Andrea Franzoso, alzi la mano!”

Così esordivo nel mio primissimo articolo su Andrea nel lontano ottobre 2018. Seguo Andrea da allora e – forse – posso dire di conoscerlo un pochino anche se ancora non ci siamo mai incontrati. 

La mia conoscenza di questo giovane si è costruita nel tempo e si alimenta leggendo e commentando i suoi libri, ascoltando gli interventi negli incontri che Andrea fa con i ragazzi, le tante partecipazioni ad eventi pubblici e tante altre piccole cose che hanno generato e fortificato nel tempo una stima reciproca.

Ci troviamo in sintonia su molti valori fondamentali.
E i temi di cui si occupa Andrea danno molti spunti per farmi riflettere e pensare.

Qualche giorno fa ho avuto modo di partecipare a un corso online sulla piattaforma WikiScuola dove Andrea ha raccontato per sommi capi la sua storia personale e i primi libri che ha scritto. Erano collegati alcuni insegnanti.

Seguendo il mio cuore ho sentito la necessità di integrare le tante cose già scritte (c’è pure la pagina Andrea Franzoso: chi è , con le sue referenze) con un tassello in più, che mi riporta agli inizi della storia di Andrea.

Il libro  Il Disobbediente di Rizzoli è adatto agli adulti ed è un buon strumento per inquadrare la storia di Andrea.
Basta quello? Forse.
Ma secondo me no.
Come ha spiegato lui stesso, è nato poi il #Disobbediente per i ragazzi, un libro che amo profondamente e a cui ho dedicato molti articoli. Presto li raccoglierò in una sezione apposita su questo blog.
La stessa storia è raccontata con un linguaggio più semplice e con l’aggiunta di alcuni capitoli all’inizio che ben descrivono la vita personale del giovane Andrea, delle sue molte vite vissute e poi lasciate, fino all’Andrea di oggi.


Quindi Andrea Franzoso chi è? E soprattutto perché è importante conoscere la sua storia ?

Andrea è un giovane perbene, dal sorriso radioso, educato già in famiglia all’onestà. Il momento che gli ha cambiato la vita è stato sicuramente la firma dell’esposto ai carabinieri quando lavorava in FNM.

Parafrasando un famoso spot televisivo posso sicuramente affermare che

“Andrea non è solo una firma… È di più! Molto di più!”

Andrea, nelle storie che racconta ci mette il cuore e io ci trovo sempre un po’ di lui nei suoi testi.
I suoi libri sono “vivi”… E ai ragazzi che incontra piace perché i suoi discorsi sono autentici.

Il mio consiglio – se ancora non lo avete fatto – è di leggersi i due disobbedienti che sono ancora in circolazione. Andate in libreria, prenotateli se non ci sono. Scoprirete molte cose di Andrea Franzoso.
Vi lascio qui le copertine:

i miei disobbedienti

E poi Andrea c’è. Non è un personaggio storico… morto.
È vivo, cordiale, generoso.
Buona lettura!

Ringrazio per la foto Isabella Beatrice de Maddalena

Andrea Franzoso su Medium

Il mio “scaffale andreino” ti dà il benvenuto nella pagina dove ho raccolto i miei primi articoli, scritti dal 2017 al 2019, prima che aprissi il blog con il mio nome, dove ti trovi ora.
Cos’è lo “scaffale andreino”? È il luogo, nella mia libreria, dove ripongo i libri di Andrea: quelli che compro in prima edizione per me, che leggo e rileggo, e quelli che transitano, in attesa di essere regalati.
Seguo Andrea dall’uscita del suo primo libro, ci ha messo in contatto un amico comune, Andrea Pietrini.

C’è molto da leggere e da riflettere sui temi che tratta Andrea con i suoi libri.
Buona lettura!


I vecchi post su Medium

Un pizzico di follia – 25.03.2019
Quando ho riletto il piccolo #Disobbediente per farne lezioni di catechismo in preparazione alla Cresima e trovare nella vita di Andrea e nel testo i doni dello Spirito Santo.
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Una lezione di coerenza – 31.01.2019
Andrea è. Al di là della sua storia e dei suoi libri. In questo articolo commento un appuntamento annullato.
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Un cofanetto con il fischietto – 08.12.2018
Tutti i contenuti multimediali (servizi, interviste e altro) dal 2016 al 2018. Perdonate se qualche collegamento non funziona, potrebbe essere stato rimosso dai siti che ho linkato.
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A come Andrea… Franzoso, A come Angelo Achille – 06.12.2018
Un articolo all’interno del mio percorso di Avvento del 2018 che riprende un’intervista che un ragazzo (Angelo Achille) ricoverato al Bambin Gesù di Roma ha fatto ad Andrea.
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Coraggio da paura o paura di aver coraggio? – 27.11.2018
Una riflessione a partire da uno dei biglietti che i ragazzi delle scuole lasciano ad Andrea.
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L’autenticità… negata – 22.11.2018
Quando Amazon mi ha rifiutato la recensione del piccolo #Disobbediente, e io l’ho pubblicata su Medium.
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La sorte dei giusti…. #disobbedienti! – 16.11.2018
Un piccolo articolo in occasione della nomina di Andrea nel CDA di Ferrovie Nord Milano
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Il Governo dei #Disobbedienti – 10.11.2018
La presentazione alla Camera del libro #Disobbediente! Essere onesti è la vera rivoluzione, rivista attraverso le foto.
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Zucche vuote, teste piene… e disobbedienti – 31.10.2018
In occasione della festa di Halloween, ho commentato una frase sul bullismo nel piccolo #disobbediente
Leggi l’articolo su Medium…

Un piccolo grande #Disobbediente – 29.10.2018
Il mio primo articolo sul libro “#Disobbediente Essere onesti è la vera rivoluzione”
Leggi l’articolo su Medium…

Ero un bullo – la vera storia di Daniel Zaccaro

Il 12 gennaio 2022 esce per DeAgostini il libro “Ero un bullo – la vera storia di Daniel Zaccaro”
Un libro bello, una storia vera, che mi ha permesso di raccontare tante tante storie.

Andrea lo presentava così, alla vigilia dell’uscita:

“C’è magma incandescente, in questa storia. Ci sono pianti e risate, ferite e fame di senso.
Entrateci a piedi nudi, è uno spazio sacro.
Abbiate cura delle parole che vi sono custodite”.

Io ne ho raccontato tanto, prima con i miei pensieri, e poi raccontando le storie delle persone presenti nel libro. In questa pagina vorrei raccogliere tutti gli articoli scritti in questi pochi mesi.

Quarta di copertina
Daniel ex bullo
Daniel e Annamaria Fiorillo
Andrea Franzoso alla Marazza
Daniel si racconta

Aurora, l’opportunità da non perdere

Oggi voglio parlarti di una bella storia, ma bella davvero: Aurora, o meglio Aurora Fellows.
Ti dico subito che è un progetto tutto italiano di cui dovremmo essere orgogliosi e che spero, con questo mio piccolo contributo, di far conoscere a quante più persone possibile.

24 agosto 2022

Nel primo pomeriggio ho dialogato con Jacopo Mele, uno dei fondatori di Aurora, che me ne ha spiegato gli inizi e come sta evolvendo.

Aurora, il nome

Prima di approfondire nell’articolo come si articola il percorso pensato da chi ci ha messo testa, mani e cuore, come faccio spesso, vorrei annotare un mio pensiero personale anche sul nome: aurora. In natura è il momento iniziale del novo giorno.
Trovo il nome azzeccato per l’intenzione che vuole perseguire il progetto: aiutare i giovani ad orientarsi e ai più talentuosi – quelli “a cui brillano gli occhi” – fornire le risorse per realizzare qualcosa di grande e importante nel momento in cui stanno “nascendo” nel mondo del lavoro o mentre stanno terminando gli studi e vogliono esplorare il mondo.

Partire dal perché

Prendo a prestito il titolo di un libro di Simon Sinek per un altro piccolo pensiero.
Ho fatto un giro sul sito di Aurora Fellows , e la scritta che campeggia in home page, fissa, è questa:

“Il talento è ovunque. Le opportunità no.”

Chi mi conosce sa che credo molto nei talenti e nel saperli riconoscere e mettere al servizio.
Bene: Aurora nasce proprio per questo, per dare le opportunità ai giovani di riconoscere e sviluppare i propri talenti, ma anche potersi confrontare con persone che invece hanno interessi del tutto diversi. E poi supportarli per realizzare qualcosa di importante e straordinario.

La mission in un video

Guarda qui: in 30 secondi trovi la mission di Aurora Fellows, ma poi torna, che Jacopo mi ha raccontato il processo di Aurora e voglio riscriverlo per te.


Quando nasce l’idea di Aurora?

Aurora Fellows nasce due anni fa, da un team di giovani (se non erro Jacopo non ha ancora 30 anni), per dare ad altri giovani le opportunità e le risorse per sviluppare i loro talenti. Una maestra di scuola primaria che seguo sui social, scrive dei ragazzi che “sono il presente del nostro futuro” e credo che anche il team di Aurora lo pensi, perché punta molto sui giovani.
Agli inizi – è lo stesso Jacopo che mi confessa – sembrava difficile che questo progetto potesse prendere il via, e invece, pian piano, dalle prime 10 “borse di studio” oggi i ragazzi che hanno ottenuto effettivamente le fellowship sono 54.

A chi è dedicato Aurora?

Il progetto è pensato per i giovani e giovanissimi di tutto il mondo. L’unico requisito per partecipare, infatti, è avere meno di 23 anni e tanta voglia di sperimentare e mettersi in gioco.

Quindi come funziona?

L’idea è semplice e al contempo molto innovativa: i giovani che decidono di partecipare vengono messi nella condizione di :

  • potersi confrontare con altri giovani, 
  • avere figure affermate con cui dialogare ed imparare, 
  • avere l’opportunità di esplorare ambienti differenti e fare delle esperienze di lavoro brevi ma altamente efficaci.

Ok. Detta così sembra una cosa bella e forse troppo complessa… non ci hai ancora capito nulla, vero?

E allora seguimi. Ti condurrò dentro il mondo di Aurora, passo dopo passo.


Primo Step

Sei un o una giovane di meno di 23 anni che vuol provare a realizzare i suoi sogni?
Ok, allora vai sul sito di Aurora Fellows e inserisci la tua candidatura.
Da subito hai accesso alla prima fase. Hai un mese di tempo per preparare la tua migliore presentazione, e per farlo Aurora ti dà queste risorse:

  • l’accesso immediato alla community degli iscritti, per confrontarti con i tuoi coetanei;
  • il supporto di un coach per lo sviluppo delle tue idee
  • un gioco sviluppato e messo a disposizione dal team che ti aiuta capire meglio quali sono le tue attitudini .

Al termine del mese puoi presentarti ad Aurora.

Sul blog di Medium sono pubblicate le presentazioni. Ne ho lette alcune e sono davvero interessanti!

Se riesci a concludere l’attività nei primi 30 giorni hai la possibilità di passare al secondo step, dove Aurora ti offre ulteriori possibilità.

Secondo step: l’approfondimento e le sfide

Nei 5 mesi successivi puoi disporre di spazi virtuali per approfondire la conoscenza di altri ragazzi con interessi simili ai tuoi, ma la cosa davvero bella e innovativa di Aurora è questa: ti viene lanciata una sfida.
Non sei obbligato ad accettare, ma se lo fai Aurora ti fornisce 10 nomi di fama mondiale affermati in settori diversi da quello per cui tu hai dimostrato di essere bravo. Cosa ci devi fare? Innanzitutto cercare una loro mail, un loro telefono, e poi contattarli e parlarci. Se riesci a convincerne 3 che sei un giovane di valore (otterrai un endorcement che sarà comunicato direttamente al Team di Aurora) allora potrai accedere all’ultimo step.
Se sei stato così bravo da superare la sfida di Aurora, sei ufficialmente un “fellow” e puoi passare all’ultimo step.

Terzo e ultimo step

Tieniti forte, perché l’ultima fase potrebbe letteralmente portarti sulla Luna!
Ora che conosci i tuoi punti di forza e hai dimostrato di saperti confrontare con chiunque, hai 6 mesi di tempo per poter parlare con moltissime persone affermate nel mondo in diversi ambiti. E insieme ti viene data da Aurora la possibilità di effettuare uno o più shadowing program, un affiancamento di pochi giorni ai leader, sul loro luogo di lavoro.

E infine, se lo vorrai, potrai presentare al Comitato Attività Straordinarie, l’idea che vorresti realizzare e che nessuno mai ti finanzierebbe.

L’Aurora experience ti aspetta… che fai, sei ancora lì?

Ok, questo potrebbe essere la chiusura perfetta, ma io non ho mica finito.
Se hai ancora un po’ di pazienza vorrei lasciarti qualche mio pensiero e… un regalo!


Qualche riflessione personale su Aurora

Ti dicevo che ho parlato con Jacopo: mi ha spiegato tutto quello che hai letto sopra. E anche di più. Io l’ho ascoltato quasi in religioso silenzio, perché trovo che sia assolutamente fantastico che dei giovani abbiano realizzato qualcosa di così straordinario per altri ragazzi, per aiutarli nella loro crescita, nel momento della vita forse più incerto, quando si sta decidendo quale strada prendere, ma non si sa che sia quella giusta; quando un giovane vorrebbe provare a fare mille cose, ma non ne ha la possibilità..

E le sfide: vogliamo parlarne? Il team di Aurora sa la sua. Prova a sfidare un giovane, e vedi se non ti dimostra che ce la può fare!
Jacopo mi assicura che queste sfide hanno lo scopo di rendere i giovani fortemente motivati, perché ci sarà qualcuno disposto ad ascoltarli. E i giovani stessi, forti di queste esperienze sapranno, in futuro, che possono davvero chiedere di tutto a tutti.

Chiudo con una frase che mi ha lasciato Jacopo e che – a mio avviso – dovrebbero tener presente tutti quelli che lavorano con e per i giovani:

“Noi i giovani li trattiamo da grandi”.

Spero di non averti annoiato, anzi, di averti incuriosito…
Ti avevo promesso un regalo, giusto?

Eccolo: è la registrazione della mia chiacchierata con Jacopo. Io ti consiglio di ascoltarla. Lui ha detto molte più cose di quelle che ho scritto io nell’articolo. La qualità non è ottima e ho dovuto ritagliare dei pezzi, perché è successo davvero di tutto…
un buon segno… nella sede di Aurora si lavora!

La PA che vorrei… e quella dove lavoro

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione

(art. 98 della Costituzione)

Io sono una pubblica impiegata e vivo il mio lavoro – non sempre facile – proprio con lo spirito sancito dalla nostra Carta Costituzionale.

Recentemente ho potuto ascoltare l’intervento pubblico di Marco Carlomagno, segretario FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Pubblico impiego) e ho fatto alcune considerazioni sul nostro lavoro di dipendenti pubblici.

Ho cercato di lasciare alcune riflessioni “dal basso” per come vedo io, oggi, il lavoro nella PA dal luogo privilegiato del settore ICT, che – per antonomasia – è al servizio dei colleghi di tutto l’Ente e deve affrontare sfide sempre nuove.

Posso ritenermi fortunata, perché al mio fianco ci sono colleghi ben più competenti di me nel settore dell’informatica, e che al contempo hanno un concetto di lavoro orientato al fare le cose fatte bene, con criterio, e possibilmente senza sprechi inutili di tempo e di risorse.
Cosa non sempre facile da conciliare con la Legge, le Linee Guida e le imposizioni messe nero su bianco da chi a livello centrale si sveglia e decide che (tanto per citare una delle tante cose obbligatorie) l’Amministrazione Trasparente oggi ha questo schema e fra tre mesi, no, cambiamo la disposizione. Poco importa che poi i contenuti dentro ci siano. C’è una bussola che verifica che siano rispettati i link di facciata.

Ma andiamo con ordine; gli interventi di Carlomagno meritano qualche feedback su concetti che mastica chiunque lavora nel settore pubblico.

Semplificazione

Una parola fin troppo abusata! Forse usando un po’ del “buonsenso del padre di famiglia” riusciremmo davvero a realizzarla; invece la burocrazia se lo mangia come fosse una caramella! Io ormai dedico la quasi totalità del mio orario di lavoro a svolgere compiti amministrativi per il nostro settore (l’informatica), al quale – da un paio d’anni – si è aggiunto il Protocollo, i servizi postali, la telefonia, la videosorveglianza… Tradotto: redazione di atti amministrativi per giustificare una spesa, liquidazione fatture, controllo di gestione (sempre perché le cose ci piace farle bene!); e poi ancora predisposizione di capitolati d’appalto, pubblicazione RdO, Trattative ecc.  

Meritocrazia

Un’altra grande assente. Dice bene Marco Carlomagno quando afferma che bisognerebbe mettere al centro le persone, con le loro competenze effettive. Invece si valutano le persone secondo “pagelle” delle performance individuali con criteri ad personam che variano a seconda dei parametri di questo o quel dirigente. E secondo me bisognerebbe anche valutare quel qualcosa in più (le famigerate soft skills) che danno il quadro complessivo di una persona non solo basandosi sulle competenze professionali. E comunque, tornando al punto di partenza, di meritocrazia ogni tanto ne sento parlare, ma si traduce ahimè, in un nulla di fatto.

La formazione fatta bene (che non c’è)

Capitolo formazione: dovrebbe servire nel percorso lavorativo per crescere e migliorarsi. Peccato che i soldi siano pochi, e i corsi obbligatori siano quelli su privacy, trasparenza, anticorruzione e poco altro. Io e i miei colleghi che lavoriamo in ambiente ICT siamo autodidatti , ad esempio, per il nuovo modello del sito comunale (sì, lo gestiamo noi internamente); ma nessuno ci manda a fare i corsi su Bootstrap. Per di più, dopo la pubblicazione del sito comunale secondo norme Agid a febbraio 2021, ora esce un nuovo Bootstrap dove è cambiata parecchia roba. Calma e pazienza, ci rimbocchiamo le maniche e pian piano lo adegueremo.

Il Responsabile alla Transizione Digitale 

Un’altra bella trovata di Agid. Si legge nelle linee guida che deve essere una “figura dirigenziale con adeguate conoscenze in materia“; ogni Ente ne deve nominare uno. Sorvolo sui curricula dei nostri dirigenti, ma l’RTD è il dirigente di turno che sta al di sopra di noi – Settore Informatico – così quantomeno, qualcuno che ne capisce veramente al di sotto c’è, anche se è solo un istruttore direttivo.

I bandi PNRR per la digitalizzazione

Ben vengano questi soldi (che sono pure tanti)! Abbiamo aderito agli Avvisi per l’integrazione di Spid, PagoPA, App IO, i servizi in cloud e l’ultimo, denominato “esperienza utente”. Sui primi 3, che sono retroattivi (cioè possono finanziare anche interventi fatti in passato), abbiamo ottenuto i finanziamenti. O meglio: è pubblicato il decreto che dice che ci daranno i soldi. Ora ci tocca andare avanti, alle condizioni degli Avvisi. Faccio però un attimo un passo indietro: non sarà sfuggita agli addetti al settore (i nostri colleghi informatici), che questi primi 3 Avvisi erano già oggetto di finanziamento lo scorso anno del Fondo Innovazione. Inutile dire che quando abbiamo letto le condizioni di candidatura (sono finanziabili gli interventi che non sono oggetto di altri finanziamenti!!!), ci sono un po’ cascate le braghe… per fortuna abbiamo potuto rinunciare alla seconda parte del contributo statale per poter aderire agli avvisi.

Lo smartworking 

Ok, lo smartworking è altra cosa. Quello che abbiamo fatto noi è stato più propriamente “lavoro da remoto”. E purtroppo Brunetta ci ha fatto tornare in ufficio. A marzo 2020 mi sono trovata a lavorare a tempo pieno da casa per 2 mesi. E devo dire che si lavorava meglio e di più. E questo credo sia il sentore di tanti colleghi. Forse ancora per qualcuno il lavoro remoto potrà proseguire. Tanto più che fra un po’ tutti faremo lavoro remoto pure stando in ufficio. Perché sempre la nostra amata Agid ci ha chiesto di inviare un documento per la certificazione dei datacenter (che vanno razionalizzati). Stiamo partendo con l’infrastruttura in cloud presso la Regione, quindi vuol dire che non avremo più in Comune né le macchine né i programmi. Ma ci collegheremo, come potremmo fare da casa, anche stando in ufficio. Sperando che regga il collegamento per far viaggiare i dati e far lavorare un centinaio di persone.

… mi avanza una domanda: ce la faremo?

A conclusione di questo lungo articolo che riguarda il mio lavoro, rimane proprio questa domanda.

  • Ce la faremo a cambiare il sistema pubblico? La vedo un po’ dura…
  • Ce la faremo a dare il giusto merito alle persone? La strada è ancora lunga…
  • Ce la faremo a ottenere per davvero i fondi PNRR? Mi basta un fornitore che non ha i requisiti DNSH previsti dal bando, e addio soldi!
  • Ce la faremo a rendere il lavoro pubblico migliore di quello che è oggi?

Se io ci metto la mia parte per servire la nazione e dare servizi migliori ai cittadini, mi auguro anche che a livello centrale si possa avere una visione più alta e più ampia dell’orizzonte lavoro, anche nel settore pubblico.