Le giuste parole

Daniel e Annamaria Fiorillo

Eccomi di nuovo qui, a raccontarti un altro pezzettino del mondo che gira intorno a “Ero un bullo” e alla storia di Daniel Zaccaro.

Andrea ha deciso di approfondire e poi raccontare la storia di Daniel grazie a un articolo di giornale e a una foto: Daniel con la corona di alloro e una donna che lo abbraccia.

Annamaria Fiorillo e Daniel

Non è sua madre, ma è una persona che nella vicenda che lo ha visto coinvolto è stata una delle figure fondamentali: Annamaria Fiorillo, il magistrato che nel carcere minorile a Milano aveva chiesto pene pesanti per questo ragazzo.

Dopo aver citato nei miei articoli praticamente tutti, farei un torto a non dedicare qualche pensiero anche a lei – o meglio – alle parole che ho ascoltato da questa donna risoluta e al contempo molto “umana”.

Lo spunto me lo dà un incontro di qualche mese fa, dove Daniel e il suo magistrato riflettono sulle pene e sulle funzioni di chi è chiamato a giudicare ciò che è meglio per il ragazzo che ha di fronte.

Tante definizioni

Dal 12 gennaio ho letto, ascoltato, riflettuto e poi scritto molti articoli, mettendo in evidenza aspetti diversi di un’unica storia.
Oggi vorrei provare a fissare le tante definizioni di Daniel e delle persone come lui, perché il magistrato dà una chiave di lettura diversa da tutte quelle ascoltate fino ad oggi.

Partiamo dal protagonista: Daniel si è definito “un ragazzo intelligente che faceva cose stupide”.
Vero.
E la sua intelligenza è stata quella di saper riconoscere che l’apparenza non conta. Ha avuto la fortuna di trovare sul suo cammino persone autentiche che hanno meritato il suo rispetto, e che lo hanno aiutato a cambiare vita.

Don Claudio si è inventato (ma io credo che ci sia l’opera dello Spirito Santo) la definizione che sta sul cancello della sua comunità: “non esistono ragazzi cattivi”, da “captivus”, che significa “rinchiuso”, “in gabbia”. Semmai siamo noi che li definiamo così, e quando le persone vanno contro la legge ce li mettiamo noi nelle gabbie del carcere.

Ma veniamo alla definizione che citavo poc’anzi, e che – da ignorante – mi ha spiazzato ma anche sorpreso.
Annamaria Fiorillo, che sa bene come fare il suo lavoro, afferma che è sbagliato definire “delinquente” il ragazzo che finisce in carcere. Per i ragazzi in età minorile (come era Daniel all’epoca del suo arresto) “delinquente” è un’etichetta che poi rimane appiccicata, proprio come quella di “bullo”, lei lo sa bene, e cerca di non usare questa definizione per i ragazzi che le si presentano davanti. Loro sono semplicemente “persone che commettono reati”.

Grazie Andrea, perché ancora una volta mi hai dato l’opportunità di aggiungere un tassello al mio lavoro di riflessione sul mondo che gira intorno alla storia di Daniel Zaccaro.

E a te che stai leggendo, lascio qui il video dell’incontro che Daniel e la sua PM hanno fatto discorrendo ancora una volta di questi temi. Guardalo, e ascolta le parole di questa bella persona che ogni giorno svolge bene il suo lavoro cercando il bene dei ragazzi… che commettono reati.

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