Il colloquio

Fine agosto 2020. La mia cardiologa passa i miei contatti ai colleghi cardiochirurghi dell’ospedale Maggiore di Novara e nel giro di pochi giorni, un pomeriggio – il 5 settembre per la precisione – vengo contattata da un dottore che mi propone un colloquio con il primario, la mattina seguente. 

Riesco ad organizzarmi e – con un certo sollievo – la mattina dopo, insieme a mia sorella sono nella sala medici della cardiochirurgia dell’ospedale Maggiore di Novara.

Espongo la mia storia clinica (sono malata di epilessia farmacoresistente) e il professore mi spiega l’intervento per la riparazione della valvola mitralica: un intervento in microchirurgia arrivando al cuore attraverso un taglio laterale di non più di 5 cm. Dopo l’intervento dovrò passare un breve periodo monitorata in terapia intensiva, poi – dopo una settimana – il trasferimento alla clinica per la riabilitazione, per altri 15 giorni.
Mi congeda dicendomi che nel giro di 10 giorni sarò richiamata per il prericovero.

Siamo in tempo di Covid, le scuole sono ancora chiuse e le terapie intensive degli ospedali non ancora particolarmente piene. La prima ondata di contagio era già passata, lasciando comunque qualche caso ma la situazione dei ricoveri per Covid era più o meno tranquilla. A settembre 2020 i protocolli Covid ancora non prevedevano l’obbligo di mascherina all’esterno (in ospedale sì), distanziamento, igienizzazione delle mani e, in caso di esami o ricovero in strutture sanitarie, nessuna visita parenti. 

Sono sollevata, perché so che – a breve – sarò chiamata per affrontare un’operazione importante, anche se poco invasiva. E dovrò dare priorità a me stessa per riprendermi del tutto, perché mi trovo ad affrontare per la prima volta una cosa molto seria. 

Non sono il tipo da fasciarmi troppo la testa prima del tempo: mi conosco, non so bene come reagirà il mio corpo, vivrò le settimane che verranno giorno per giorno.
Conosco anche la clinica per la riabilitazione, non ci sono mai stata, e non so bene cosa succederà dopo la degenza in ospedale.


Ricordo che in quei giorni (sarà un caso o forse no?) aprendo Instagram, nel feed, da un account mai visto prima (@cardio4dummies) passa questa immagine:

il circolo cardiocircolatorio

Occasione per una piccola lezione di anatomia, che lascio su Facebook: 

“Il cuore è il motore che fa circolare il sangue nel nostro corpo. Il sangue venoso entra nella parte destra e riesce per andare a ossigenarsi ai polmoni. Da lì ritorna nella parte sinistra dove la valvola mitralica permette il passaggio dall’atrio (parte alta) sinistro al ventricolo (parte bassa) sinistro per poi uscire attraverso la valvola aortica verso le coronarie.

Il mio cuore è affaticato, la valvola mitralica non funziona più bene e il ventricolo sinistro è dilatato.
Va riparata la valvola, con un intervento di microchirurgia.

Poi vi racconto del mio ricovero… alla prossima!

Silva: testa, mani e… Cuore

Inizio oggi un nuovo racconto “a puntate” che ha il suo vero inizio qualche anno fa (per non dire da una vita!), e che ha avuto il suo epilogo – fortunatamente positivo – lo scorso anno.

Mani e testa
Devo fare una doverosa premessa: se sto scrivendo con le mie mani è colpa anche della mia testa, e lo spunto – manco a dirlo – me lo ha dato il caro Vincenzo, sociologo, narratore e pure un po’ fifone (leggetevi questo suo post se lo avete perso). Vincenzo è un amico, so che posso pure un po’ prenderlo in giro…

Cuore
È lui – il mio, quello di carne – che ci accompagnerà da oggi e per le prossime settimane attraverso i miei racconti “di corsia”.
Già. Perché giusto un anno fa – a fine agosto – venivo a sapere che avrei dovuto subire un’operazione al cuore, per sistemare la valvola mitralica.

Perché raccontare un fatto personale?
Prima di tutto, non c’è nulla da nascondere, delle mie vicende “sanitarie” ne ho già parlato in altri post;
poi, un anno fa, non ero proprio nelle condizioni di stare a scrivere una storia, così lo faccio ora;
e poi magari chi leggerà questi miei racconti potrà trovare la forza per affrontare situazioni simili alla mia.

Ma andiamo con ordine.
Io sono malata di epilessia da 30 anni, una forma lieve che non mi impedisce di fare una vita normale.
Però – un po’ per i farmaci e un po’ per genetica – il cuore va un po’ tenuto sotto controllo. Così – dal 2017 – due volte all’anno mi faccio un’ecocardiografia: un esame non invasivo che serve a misurare i parametri del cuore e il funzionamento delle valvole.

Insufficienza
Non è solo quella che puoi trovare a scuola pagella se prendi un brutto voto.
Questo è il termine medico per indicare che una valvola comincia a non essere più efficente, non funziona bene.
Già nella visita di gennaio 2020 (quando ancora il Covid non era esploso), la mia cardiologa stava iniziando a parlare di un possibile intervento, dicendomi che “se si interviene nei tempi giusti, il cuore torna a posto”. Nulla più.
Al controllo di luglio la dottoressa che era di turno e che mi ha fatto l’esame aveva prospettato un ulteriore controllo, un po’ più invasivo: lo stesso esame, ma fatto con una sonda da mandar giù per l’esofago.

Non proprio simpatico, ma ho fatto anche quello. A metà agosto.
La mia cardiologa lo ha visto e ha deciso che era ora di intervenire.

Ben venga la scienza e i controlli (d’altronde sono 30 anni che vado dentro e fuori per ospedali), ma non ci voleva certo un luminare per capire che si avvicinava il momento di mettersi sotto i ferri.
La qualità della vita peggiorava giorno dopo giorno: fatica a far le scale, fatica a sollevare le borse della spesa. Stavo spezzettando la normale routine in tanti piccoli frammenti più sostenibili.
Ma – nel complesso – la vita si stava complicando e non poco.

La decisione per l’operazione era l’ancora di salvezza per tornare ad una vita normale.
Non ho mai avuto paura. Piuttosto fiducia e speranza.

Così mi sono messa in attesa che qualcuno dalla cardiochirurgia dell’ospedale di Novara mi chiamasse.



[Foto di copertina di Karolina Grabowska da Pexels]

Un libro generoso, il suo autore altrettanto!

A fine luglio ho ricevuto in dono un piccolo libro, dal titolo: “Fractional Manager – una nuova professione per imprese che evolvono”.
Autore: Andrea Pietrini, chairman di YOURgroup.

Il libro l’ho letto, e posso dire che è un testo che si legge molto velocemente: al netto degli impegni personali ci avrò messo 2 o 3 ore al massimo… (un record, per chi – come me – legge saltuariamente).

Non solo.
Andrea ha scritto il libro per chi volesse diventare un fractional manager, ma non è un testo puramente tecnico, che usa termini del mondo del business.
Anzi, è un testo davvero pratico e – come scrive Beppe Carrella nella postfazione – un libro “generoso”.

Se di Andrea avevo già letto alcuni articoli sul suo profilo Linkedin, ho ritrovato tutta la sua gentilezza e chiarezza in questo testo.
Sette capitoli (come le sue famose liste, di sette punti!), con sette contributi di professionisti stimati e 47 libri citati (sì, li ho contati… ), e in ogni capitolo tanti piccoli paragrafi dove – senza giri di parole – Andrea accompagna il lettore in un percorso che spazia dal digitale al personal branding, dall’uso dei social network fino a come ci si reinventa fractional manager, forte di 10 anni di esperienza con il suo YOURgroup.

Sì, credo che questo libro possa essere utile anche a chi ha un lavoro dipendente come me, ma tiene “la testa nella rete”, usa gli strumenti digitali e ha un blog personale.
L’unica cosa che manca nel libro sono i ringraziamenti, ma quelli li stanno facendo i suoi lettori!


Fin qui la recensione, ma chissà se Andrea ha voglia di rispondere a qualche mia domanda per arricchire l’articolo del mio blog; d’altronde è con lui che nell’estate 2019 sono nate le mie “interviste dal basso”, e da allora sono cambiate molte cose. E poi, ancora – come ha scritto qualche giorno fa dall’ufficio – “non ha rimesso la cravatta”.

S. Ciao Andrea, è da un po’ di tempo che non ci sentiamo. Ti seguo sempre sui social, e ogni tanto ti commento. Il libro che hai scritto mi sembra un’ottima occasione per scambiare due chiacchiere (scritte) e aggiornare i miei articoli sulle tue attività. Ti propongo – se ci stai – un’intervista semi-seria, una sorta di “compiti per le vacanze” (ormai compiti “dopo le vacanze”) come si faceva ai tempi della scuola: attraverso alcune materie mi parli di YOURgroup.
Ci stai?

An. Volentieri! A tua disposizione, ma non essere severa, “sono intelligente… ma non mi applico”!

S. Visti i risultati che hai ottenuto in questi 10 anni, non si direbbe. E poi, tranquillo, non ti darò una pagella. Per me sei già promosso a pieni voti. 
Partiamo con la Matematica: ti avevo lasciato nel 2019 con YOURgroup che era formato da 5 verticali e (se non ricordo male) 150 manager e 2 sedi internazionali.
Oggi, quali sono i numeri del tuo brand?

An. La Matematica non è mai stata il mio forte….
Però ti dico che ora i vertical sono ben 8, i manager sono 210, mentre le sedi internazionali sono 4: Lugano, Zurigo, Parigi e Londra. Ma il Covid ha un po’ fermato lo sviluppo internazionale! Speriamo di riprenderlo nel 2022.
Il libro sta dando un grande impulso alla società e a tutto il settore e sono sicuro che siamo solo all’inizio di un grande processo di crescita.

S. Grammatica: le sigle. yourCEO, yourCFO, yourHR… Nel corso del tempo ho visto comparire all’interno di YOURgroup altre “lettere” corrispondenti ad altrettanti verticali (o settori). Mi spieghi quali sono e di cosa si occupano?

An. In grammatica (anche inglese) invece sono preparatissimo!
Gli ultimi arrivati sono yourCMO, per il Chief Marketing Officer, e cioè il direttore Marketing, yourCPO, per il Chief Procurement Officer, e cioè il direttore Acquisti e infine yourCLO, per il Chief Legal Officer e cioè il General Counsel o Direttore Affari legali. Come vedi tante novità!

S. Io invece sono un po’ indietro; se ti ricordi – nell’articolo al Manager gentile del 2019 – ero dovuta ricorrere a Wikipedia per trovare i significati a tutte le tue “your-C”. 
Passiamo a un’altra materia, così parliamo un po’ dei contenuti del libro.  
Educazione Civica: tre cose, fra i tanti consigli pratici che hai scritto, mi hanno colpito particolarmente. L’attenzione ad essere buone persone, riuscire a creare buone relazioni, e l’importanza della famiglia. Tu parli ai manager, ma quello che ho letto è assolutamente applicabile a qualsiasi persona. Quanto queste tre cose pesano, oltre ad una buona preparazione, per aver successo nel lavoro… e nella vita?

An. Educazione Civica? Ma non l’avevano abolita? 
Credo che pesino moltissimo, soprattutto se si vuole creare un successo di lungo termine e non risultati “mordi e fuggi”. 
Come scrive l’amico comune Raffaele Gaito, è la pazienza che costruisce il successo e per fare le cose bene, curando l’etica, le relazioni e la famiglia c’è bisogno di tempo. Non tutti ne hanno voglia e cercano il successo “veloce” a discapito di uno o più di queste tre dimensioni, ma spesso la cosa non riesce o non regge!

S. Economia: ora parlo al manager. Tu hai sicuramente un punto di osservazione molto diverso dal mio. Questi due anni non sono stati semplici; la pandemia ha scosso il mondo. Quanto ha pesato per le aziende, e il fractional executive che vai proponendo può essere una risorsa per la ripresa?

An. Economia…“gioco in casa”!
Il Covid ha pesato tantissimo perchè molte aziende (direi quasi tutte quelle familiari) sono state colte impreparate. Di buono c’è che in molte hanno dovuto ripensare il proprio modello di business e la propria organizzazione in senso più innovativo e spesso più digitale.
Il fractional executive può essere una chiave importante per questo cambiamento perché porta all’azienda risorse pregiate, in maniera efficiente ed economicamente sostenibile, anche ad aziende di dimensioni più piccole, che sono l’ossatura del nostro sistema imprenditoriale.

S. Non posso non chiudere con una domanda di Religione. Ti ho conosciuto, “virtualmente”, nel 2016 in qualità di Business Angel e co-fondatore – insieme a Saverio Mancino – di Orariosantemesse, un portale al servizio delle parrocchie, che ha creato una community di 3500 volontari tra preti e collaboratori. Io sono solo una di queste.
Chi sono i Business Angels e quanto è importante creare un network di persone con interessi comuni?

An. Religione, ottimo! Peccato che “non fa media”! 
Prima due parole su Orariosantemesse, un grande progetto di evangelizzazione digitale, decenni avanti al suo tempo, come tutte le idee del grande Saverio!
I business angel sono persone, di solito manager o imprenditori/imprenditrici, che sostengo un progetto aziendale dal punto di vista economico e di competenze nelle prime fasi di vita dello stesso. E’ un settore importante per lo sviluppo di un Paese, ma purtroppo in Italia, a parte alcuni casi, è ancora poco sviluppato.
Spesso i business angel creano network importanti e sono un esempio di successo, come lo è del resto YOURgroup, sul fatto che creare reti collaborative con un obiettivo comune è vincente in una società come la nostra, sempre più connessa.

S. Se posso aggiungere una cosa, io credo molto alla forza di una community: tante persone che insieme – facendo anche poco – possono creare qualcosa di bello e importante. OrarioSanteMesse mi è piaciuta da subito: ne sto giusto discutendo in questi giorni con Saverio, ma tornerò presto a parlarne. E – in veste di co-fondatore – tornerò a disturbarti!


Grazie davvero Andrea per esserti prestato al mio piccolo “gioco”. Anche se ho posto le domande in questa forma, credo che le tue risposte, seppur concise, abbiano un peso specifico rilevante.

Come ogni buona blogger non posso non lasciare il link per reperire il libro di Andrea: “Fractional Manager una nuova professione per imprese che evolvono” – Egea editore.

Eccolo 👉 https://lnkd.in/dTPb_QY


Caro lettore, ti ringrazio per avere ancora una volta prestato attenzione alle mie “interviste dal basso”.
E ti consiglio davvero il libro di Andrea. 
Spero di averti dato qualche spunto di riflessione.

Cosa ho imparato

note a margine sull’esperimento di narrazione “Racconta la pagina di un libro”

Ora che ho terminato il mio racconto estivo che ha preso il via dall’esperimento di narrazione “racconta la pagina di un libro”, voglio lasciare a te che magari hai fatto con me il percorso attraverso il libro “#Disobbediente! Essere onesti è la vera rivoluzione” e ai miei amici della Piccola Scuola Crea Racconta e Ricrea, qualche impressione su quello che in questi due mesi ho imparato.

Multimedialità

Grazie a contenuti audio e video che riguardavano il libro, mi sono cimentata da autodidatta nell’uso di linguaggi diversi dalla scrittura.
In alcuni articoli ho usato la mia voce e quella di Andrea, e per pubblicarli ho dovuto attivare un podcast su Spreaker, che ho chiamato “Storie belle e contagiose by Silva”, con diffusione su Spotify.
In altri ho usato porzioni di video che ho ritagliato e rimontato sul mio canale Youtube, ma non li ho messi in elenco, quindi sono raggiungibili solo attraverso i miei articoli.
È stato bello, soprattutto lavorare con la mia voce, che – usata per leggere qualche pagina del libro – si è trovata ad interpretare i sentimenti che tante volte ho immaginato leggendo la vita di Andrea.

Fusione

Pensavo non fosse possibile in un blog, che notoriamente nasce con contenuti scritti, poter realizzare articoli a contenuto misto: testo e audio, testo audio e video.
Sono gli articoli – secondo me – più belli,
ci ho lavorato molto e ho affinato un’altra tecnica, la…

Cesellatura

Se il grosso di ogni articolo era pensato e scritto prima, una volta trasferito sul blog, insieme a questi altri contenuti veniva riletto, affinato, aggiustato… tutto doveva filare liscio con un senso linguistico e logico. Come gli artigiani più bravi ho fatto davvero un’operazione che definirei di “cesellatura”, per usare al meglio la nostra bella lingua italiana (o almeno il lessico che conosco).
So di esserci riuscita perché ho avuto parecchi apprezzamenti per questa cosa.

Pazienza

Una componente che mi ha accompagnato in questo percorso di narrazione è stata senz’altro la pazienza. Quella che mi ha permesso di lasciare da parte la fretta, in favore di un lavoro più calmo e meditato.
Leggere e rileggere uno scritto in tempi e giorni diversi ha aggiunto valore e qualità alla mia narrazione.


Mi piacerebbe sapere il punto di vista di chi mi legge: ogni commento (positivo o meno) è fonte di autocritica e crescita. Intanto che aspetto di leggere il lavoro degli altri partecipanti a questo esperimento di narrazione nella Piccola Scuola Crea Racconta e Ricrea, lascio il link alla pagina principale del mio racconto:

Pag. 71

Buona lettura!

Un ragazzo perbene

Eccoci giunti alla conclusione di questo percorso a tappe di quello che doveva essere il “racconto della pagina di un libro”.
È stato invece qualcosa di diverso, più articolato, ma mi ha permesso di sperimentare e fondere linguaggi nuovi di narrazione. Come insegna ogni esperimento fatto nella Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea.

Protagonista è sempre stato Andrea Franzoso, con la sua vita.
Insieme alla sua “presenza discreta” – nel piccolo #Disobbediente! – ho costruito un percorso di narrazione per accompagnare il lettore a conoscere un po’ questo giovane, attraverso i suoi scritti e le mie riflessioni. Spero di esserci riuscita!

Io e Andrea siamo “amici” solo su Facebook – l’amicizia vera è altra cosa! – ma nel corso di questi quattro anni sono state molte le occasioni di scambio: un messaggio, un commento, un pensiero. Tanti modi di entrare in contatto e costruire un rapporto basato sulla reciproca stima.

Andrea Franzoso è noto per la sua denuncia, ma la veste di “disobbediente” ormai non lo identifica più, almeno non solo.
Dovremmo tornare a usare una parola che sento e leggo molto poco: una persona “perbene”.
Questo posso sicuramente affermare se dovessi descrivere – oggi – Andrea con una parola.
Per quel poco che conosco di lui, credo di non sbagliare a dire che Andrea è anche una persona bella, dentro e fuori.

La vocazione

Ho seguito Andrea in questi quattro anni – dal 2017 – e una persona così non la si lascia di certo andare.
Oggi Andrea scrive libri per ragazzi, si occupa di piantare semi di onestà ovunque vada e insegnare il senso civico ai ragazzi delle scuole.
Dopo il Disobbediente, suoi sono anche “Viva la Costituzione” (DeAgostini, 2020) e “Stefano – una lezione di giustizia” (Fabbri Editori, 2021)

Chissà se dopo tanti cambiamenti di vita che ho letto nel #Disobbediente, Andrea ha trovato la propria dimensione e la propria vocazione?

Questa è la domanda che mi rimane al termine di questo lungo racconto.

I libri di Andrea

Nel frattempo, se con la mia narrazione estiva ti ho incuriosito, ti lascio qualche buon consiglio di lettura (targato Andrea Franzoso e raccontato da me) e il link al suo profilo Facebook, casomai ti venisse voglia di seguire quel che fa questo giovane.

Andrea Franzoso su Facebook

Ringraziamenti

Mi è doveroso, al termine di questo percorso, fare dei ringraziamenti:

  • ad Andrea Franzoso, per il materiale fotografico e multimediale che mi concede di usare e per la stima che ripone in quel che scrivo e che faccio;
  • ad Andrea Pietrini: senza la sua segnalazione non sarei qui oggi a scrivere del suo omonimo;
  • a DeA Planeta Libri, per avermi concesso l’utilizzo dei contenuti del libro #Disobbediente – essere onesti è la vera rivoluzione; 
  • ai ragazzi della Piccola Scuola Crea Racconta Ricrea, che mi hanno dato questa opportunità di narrazione 
  • a tutti quelli che leggono le mie storie o lo faranno in futuro. 

Grazie, davvero !

(in copertina: Andrea Franzoso in una foto di Isabella De Maddalena)