Buon anno!

Le piccole cose belle

Sono le piccole cose belle che fanno bella la nostra vita
quando accadono all’improvviso un sorriso spunterà
e ti cambiano la giornata se le vivi con semplicità

Questo ritornello di una canzone dello Zecchino d’Oro del 2008  – ascoltata per caso qualche giorno fa – è l’atteggiamento con cui vivo ogni giorno, e vorrei che fosse anche il tuo, caro lettore, per il nuovo anno che si sta aprendo.


Ma ho trovato un altro testo, che voglio lasciare a te e a tutti quelli che lo leggeranno. Ristorati con queste parole, prendi quello che più ti si addice, anche una sola frase.

Le Beatitudini per il nostro tempo

Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi.
Beati quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna: eviteranno tanti fastidi.
Beati quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno molte cose nuove.
Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri: saranno dispensatori di gioia.

Beati sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle importanti: andrete lontano nella vita.
Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.
Beati voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze: sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell’amore.
Beati quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare:
eviteranno tante stupidaggini.
Beati soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate:
avete trovato la vera luce e la vera pace.

Beati noi quando sapremo ascoltare l’altro.
Beati noi, quando sapremo capire l’altro.
Beati noi, quando sapremo di non essere soli ne unici
Beati noi, quando riusciremo a sentirci uguali all’altro.
Beati noi, quando riusciremo a sostituire l’elemosina con la carità
Beati noi, quando ci libereremo dell’avere per essere.
Beati noi, quando diventeremo strumento di lavoro.
Beati noi, quando diventeremo voce di non ha voce.
Beati noi, quando non saremo più noi stessi.
Beati noi, quando riconosceremo di essere gli uni per gli altri.

Questo il mio augurio per il nuovo anno che ormai si avvicina: che vi trovi “beati” in ogni momento della vostra vita.

Natale: il regalo che non ti aspetti

La Costituzione in un libro e in un gioco

A Natale, fra i doni che ho ricevuto, ce n’è uno che mi riempie di gioia per tre motivi: 

  1. era assolutamente inaspettato, 
  2. arriva da una persona che stimo infinitamente: Andrea Franzoso
  3. mi permette ancora una volta di commentare pubblicamente e compiutamente il lavoro che questo giovane sta portando avanti con grande impegno e dedizione in molte scuole

Dall’ufficio stampa di DeaPlaneta Libri è arrivato per me “Il grande gioco di Viva la Costituzione”.

Insieme al libro “Viva la Costituzione”, a inizio dicembre ne avevo acquistato uno da regalare a un paio di mamme che – oltre ad essere insegnanti e amiche – mi danno una mano nel catechismo.

Essendo un regalo, non avevo potuto “guardarci dentro”, però…

Ma questo dono mi ha dato modo di completare la conoscenza delle creazioni nate dalle idee di Andrea e di alcuni collaboratori sulla Costituzione.
Ora che ho aperto il mio regalo e letto il libretto che c’è dentro con i testi di Andrea, posso pubblicare per lui, e per tutti quelli che mi leggono, alcuni pensieri.


Caro Andrea,
nei giorni prima del Natale ho ripensato a tutto quello che stai facendo per molti ragazzi delle nostre scuole su temi tanto importanti che ogni cittadino italiano dovrebbe conoscere. E ti scrivo così, perché anch’io mi sono sorpresa a scoprire molte cose!

Quando ero studentessa (sono passati un bel po’ di anni), ricordo che fra i testi di studio avevo un libretto di Educazione Civica: era marroncino, piccolo, un po’ anonimo. Non ricordo se era spiegata la Costituzione; di sicuro non così bene come l’hai spiegata tu con queste due pubblicazioni.

Il libro e il gioco
Il Gioco e il libro di “Viva la Costituzione”

Certo, i tempi sono cambiati, bisogna trovare modi nuovi per catturare l’attenzione dei ragazzi (lo vedo io a catechismo!).
Ed ecco che – dopo il tuo libro – è nato anche Il grande gioco di Viva la Costituzione.

Ho letto il Manuale della Costituzione a corredo del gioco: pur essendo un libretto piccolo piccolo, ho imparato molto, e ho qualcosa da dirti anche su quanto è contenuto.

Il Manuale della Costituzione
Il Manuale della Costituzione

La Costituzione “dal basso”

I primi 12 articoli sono presentati e commentati con quel linguaggio semplice che vado sempre rincorrendo quando discorro con i miei ospiti delle “interviste dal basso”.
Eppure c’è racchiuso il senso di quello che i Padri Costituenti hanno voluto mettere nella nostra “Legge delle Leggi”.
Usando poche parole non trascuri di ricordare ai nostri ragazzi (che sono i destinatari primi di questo gioco) in quale contesto è nata l’Italia unita dove viviamo oggi, e quanto davvero è bello questo documento fondamentale nato da un’azione corale di persone di idee contrapposte, ma che hanno saputo trovare un buon compromesso per gettare le fondamenta del nuovo Paese.

La nostra fortuna

Io e te apparteniamo a due generazioni che hanno conosciuto alcuni dei Padri Costituenti: Nilde Iotti, Tina Anselmi, Sandro Pertini…
Non ho una formazione classica e forse solo ora – (appena prima dei miei 49 anni di vita!!) – capisco davvero quanto sia importante non perdere la memoria di quello che è accaduto per formare la nostra Italia.
Forse perché ho anche la fortuna di vivere in una famiglia di artisti che portano negli spettacoli che creano le storie di memoria della resistenza, dei partigiani…

Grazie per il tuo prezioso lavoro

Non essendo insegnante non so come venga presentata oggi l’Educazione Civica a scuola, ma so che tu stai facendo un lavoro prezioso, collaborando con molti istituti scolastici.
Credo che i ragazzi che incontri nelle scuole e a cui porti le testimonianze che hai messo nel libro, si avvicineranno in modo diverso alla nostra Costituzione, più di quanto non abbiamo fatto noi ai nostri tempi.
Ti ringrazio per tutto quello che fai per l’Italia e per i ragazzi, che sono il nostro futuro!


Caro lettore, ora mi rivolgo a te: se ti ho incuriosito puoi trovare le pubblicazioni di Andrea qui:

Il libro “Viva la Costituzione” (alla sesta ristampa – dato aggiornato a ottobre 2021)
Il “Grande gioco di Viva la Costituzione”


Prima di lasciarti, ti dico un’ultima cosa: queste due pubblicazioni, insieme al piccolo #Disobbediente rientrano nel progetto dell’editore intitolato “In classe con l’autore“:

Il sito con le informazioni per aderire al progetto "in classe con l'autore"
Vai al sito del progetto

Una bella opportunità per avvicinare i ragazzi ai libri e agli autori: dopo la lettura dei libri si può organizzare con la classe un incontro (in presenza oppure online) con l’autore.

Di Andrea Franzoso ho scritto molto sul mio blog, già dai tempi di Medium.
Occupa un posto speciale fra i miei autori preferiti: ha una bella scrittura, parla ai ragazzi “da cuore a cuore”, e si occupa di temi importanti!
Ma se vuoi seguire Andrea, lo trovi su Facebook, qui: https://www.facebook.com/andrea.franzoso.79

Il mio regalo più bello (fatto)

Anche quest’anno ho fatto alcuni regali di Natale, sempre seguendo quello che suggerisce il mio cuore. Grazie a una serie di combinazioni astrali sono riuscita a fare della beneficenza per una Onlus torinese, e con il pacco arrivato da loro ho potuto inviare a #Cip un regalo, che ho fortemente voluto che lì arrivasse, a Jepis e alle sue bimbe, sull’onda di un caro ricordo: la storia che abbiamo realizzato a giugno insieme a Laura e Anna Ressa, Angelo Sciaudone e Vincenzo Moretti.

Ne ho scritto sull’articolo “Buona la prima”


Da quell’esperienza condivisa con gli amici della “Piccola Scuola Crea Racconta e Ricrea”, diventata “Piccola Scuola Bottega”, ho estratto il ricordo che spiega bene il perchè del mio regalo:

Il messaggio di “Gianni Rodari” a me

Qui vicino a Gargallo c’è una bella azienda, di cui presto racconterò la storia, si chiama “Audere la cioccolata” ed è una storia di Lavoro Ben Fatto, che a buon titolo può rientrare fra le mie storie di Lavoro Narrato. Quando ho visto che avevano realizzato questo teatrino in collaborazione con il Parco della Fantasia Gianni Rodari di Omegna, ho trovato il modo di recuperarne uno per farne dono a Jepis e alle sue bimbe.

Per ora mi fermo qui, ma presto racconterò la storia di questa azienda del nostro territorio.

La Parola: il Vangelo del giorno di Natale

Riflessioni intorno al Vangelo del giorno di Natale
tra una piccola credente e un sociologo ateo

Di recente Vincenzo Moretti, sociologo ateo che seguo, ha pubblicato un articolo dal titolo “Le parole sono azioni”.

A un certo punto scrive:
“Il mondo esiste indipendentemente dalle parole, ma senza le parole, senza il linguaggio, sarebbe per noi inaccessibile.”

Un assist perfetto per richiamare il Vangelo del giorno di Natale, quello dell’evangelista Giovanni.

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Cosi mi sono immaginata di stare a dialogare con Vincenzo in uno scambio tra fede e ragione. Tra le sue parole e la Parola.

S.: “Vedi Vincenzo, Natale è una festa liturgica dove la Chiesa mette tre vangeli diversi per la Messa della notte, per quella dell’aurora e per quella del giorno.
Questo è il testo che si legge alla Messa del giorno ed è di una profondità e significato che mi affascina ogni volta che lo leggo.
Non ci sono i personaggi del presepe: niente angeli, niente pastori, niente Gesù, Giuseppe e Maria.
Eppure c’è la Parola – quella con la P maiuscola – che per chi ha fede dà senso ad ogni cosa.
Dio che si fa uomo è il Verbo che si fa carne.”

V. : Quindi il Natale del giorno è meno Natale di quello della notte e dell’aurora?

S. : “No! Il Natale del giorno è un Natale diverso da quello che ci rimanda l’evangelista Luca, e al contempo più bello: Giovanni descrive la nascita del Verbo, della Parola, che stava già lì da secoli e si è manifestata nella persona del piccolo Gesù, Figlio di Dio”.


Vincenzo, ti porto in un terreno più “neutro”, dove immagino che ci troveremo meglio tutti e due.

Vorrei scomodare un attimo il grande Fabrizio De Andrè, che credente non era…
Con la sua “Buona Novella” basata sui Vangeli apocrifi (che sono quelli non riconosciuti come Sacra Scrittura, e che qualche anno fa ho avuto il piacere di cantare) si è preso la licenza poetica di immaginare così nascita di Gesù:

“Improvvisamente una stella ardente, grande come un sole, si levò nel cielo della Persia,
e tutto fu immobile, nel cosmico silenzio
né voci di uomini o di bestie si udivano più sulla Terra.
Le stesse stelle del cielo arrestarono il loro corso.
E io, Giuseppe, stavo camminando, ed ecco, non camminavo più.
Guardai per aria e vidi che l’aria stava come attonita,
guardai la volta del cielo e la vidi immobile, e gli uccelli del cielo erano fermi.

Guardai a terra e vidi posata lì una scodella e degli operai sdraiati intorno, con le mani nella scodella:
e quelli che stavano masticando non masticavano più,
e quelli che stavano prendendo del cibo non lo prendevano più,
e quelli che stavano portandolo alla bocca non lo portavano più, ma i visi di tutti erano rivolti in alto.
Ed ecco, delle pecore erano condotte al pascolo, e non camminavano;
e il pastore alzava la mano per percuoterle col bastone, e la mano restava per aria.

Guardai alla corrente del fiume e vidi che i capretti tenevano il muso appoggiato e non bevevano;
e l’acqua e i pesci erano immobili…
E insomma tutte le cose, in un momento, furono distratte dal loro corso.
Il Re bambino allora si levò per prendere il seno della madre e saziarsi di latte, poi ritornò al suo posto”

Quando leggo o riascolto queste parole, mi chiedo se davvero possa essere successo tutto questo a Betlemme, o forse no.


Parafrasando quel che hai scritto tu, io – piccola credente – alla luce del Vangelo del giorno di Natale – potrei riscrivere la tua frase in questi termini:
“Il mondo esiste in virtù della Parola, ma senza la Parola fatta carne non riusciremmo a comprendere la bellezza del Creato”.


Questo è l’augurio per questo Natale 2021 che lascio a tutte le persone che mi leggono e a quelle che usano le parole per generare azioni:

prestiamo attenzione alle parole che usiamo,
perchè siano generatrici di opere buone per le nostre vite
e per quel pezzetto di mondo che abitiamo e che ci è stato donato.

Tanti auguri a tutti!


La frutta e il managergentile

Il concetto di #managergentile nasce nella storia di Andrea Pietrini fin da piccolo. Qualche tempo fa scriveva questo articolo che volentieri condivido, anche perchè non è rivolto solo a chi è manager, ma a tutte le persone perbene. Vi lascio alla lettura della sua storia:

Da ragazzino andavo ad aiutare mio padre la mattina presto ai mercati generali di La Spezia e uno dei miei compiti quello di portare il carrello pieno di cassette di frutta per i clienti che dovevano caricare il camion o il furgoncino.

Tra questi vi era un commerciante delle 5 terre, apparentemente burbero, con il volto scavato dal sole, che veniva una volta la settimana e che alla fine del mio compito di carico mi lasciava come mancia ben 2.000 lire ogni volta.

Una mattina accadde che, forse per la fretta o per la stanchezza o solo per la voglia di fare bella figura, feci cadere tutta la frutta dal carrello. Mi ricordo: erano pesche mature e se si sfracellarono tutte sull’asfalto caldo del piazzale del mercato. Io ero mortificato: avrei voluto sprofondare, avevo rovinato tutta la spesa di uno dei clienti più importanti della mia famiglia e soprattutto mio benefattore settimanale. Mi aspettavo una giusta ramanzina e un forte rimprovero perché pensavo di aver causato un grave danno.

La persona, pure dispiaciuta per quello che era successo, invece mi sorrise, mi disse di non preoccuparmi e addirittura volle comunque darmi le 2.000 lire di mancia che mi dava tutte le settimana. Io non le volevo perché pensavo di non meritarle, ma lui insistette e alla fine mi convinse a prenderle, perché secondo lui le meritavo comunque perché mi ero impegnato, mi ero sempre comportato bene e quello era stato un incidente, solo un episodio.

Da quel momento:

  1. quella persona per me ragazzino diventò un mito vivente;
  2. era sempre il primo ad avere il camioncino carico;
  3. sono passati circa 40 anni e ancora ricordo come fosse ieri l’episodio, la persona e la sensazione che ho provato.

Perché racconto tutto questo? Perché, da grande, mi ha insegnato che anche in azienda un gesto di comprensione verso un collaboratore, un fornitore, un collega che ha sbagliato, può creare per chi lo compie un patrimonio di stima, di simpatia e di accresciuta collaboratività che, come nell’episodio che ho raccontato, potrebbe durare più di 40 anni.


Grazie Andrea per questa storia. Basta davvero poco, un piccolo gesto di gentilezza per cambiare il modo di pensare e non sminuire chi ci sta di fronte, pure se ha sbagliato!

Foto di Mark Stebnicki da Pexels