Sabato 11 gennaio 2020: su LinkedIn mi trovo citata nel post del mio amico Andrea Pietrini, per un articolo scritto su di lui tempo fa sul mio vecchio blog.
Vorrei lasciare alcuni pensieri anche qui, perché le parole di Andrea, scritte in un articolo sul suo profilo Linkedin, mi avevano piacevolmente impressionato, tanto da ricordarle ancora oggi. Scritte per i manager, sono in parte valide per qualsiasi essere umano.
“Io credo che mettere gentilezza nei modi, cortesia nelle richieste, ma anche condivisione di obiettivi, piuttosto che asettica imposizione di comportamenti, alla lunga produca risultati molto migliori.”
Così scrive Andrea per descrivere i “manager gentili”.
Se obiettivi e risultati possono essere propri di chi ha un business, la gentilezza e la cortesia dovrebbero essere due pilastri su cui basare la vita di ciascuno, a prescindere dal grado di istruzione, dal credo religioso e politico e dal ruolo ricoperto nella società.
Quindi Manager gentili lo si è o lo si diventa?
Rispondere a questa domanda non è semplice. Di certo se una persona è già di carattere gentile e cortese nella vita privata, questo atteggiamento lo porterà facilmente anche sul luogo di lavoro, con i colleghi o i sottoposti.
E se non lo si è? Una citazione sacrosanta recita che
“Per insegnare bisogna sapere, per educare bisogna essere”
Lo sanno bene i genitori, che sono i primi educatori e devono insegnare ai figli come affrontare la vita!
E anche gli insegnanti o gli educatori. Mi ci metto anch’io, che dono parte del mio tempo alla mia parrocchia e a trasmettere la fede in cui credo ai miei ragazzi del catechismo.
E poi tutte le altre persone che incrociamo sul nostro percorso di vita: possono arricchire il nostro bagaglio di esperienza, ma anche il nostro modo di essere.
Personalmente, credo che stare insieme a persone cortesi e gentili, e anche disponibili all’ascolto, potrà solo “contagiare” in meglio ciascuno di noi.
Grazie Andrea per avermi permesso ancora una volta di riflettere ad alta voce su una cosa che sta tanto a cuore a tutti e due.
Ieri Raffaele Gaito postava sui social una sua personale esperienza, che mi ha fatto riflettere e ha mi ha fatto tornare alla mente una bella cosa, che mi aveva scritto rispondendo a una delle mie domande della sua “Intervista dal basso”…
Avrei voluto estrarne qualche pezzo, ma il post è troppo bello e merita di esser letto per intero.
Dopo averlo letto, sono andata a ripescare anche la mia intervista fatta a lui e pubblicata il 30 ottobre 2019. Come non chiedere di Batman?
Raffaele mi scriveva:
La questione Batman oggi ha preso una piega incredibile ed è diventata più grande di me.
Ma ha delle radici lontane e più serie di quello che sembra. Tutto nasce dalla domanda “supereroi si nasce o si diventa?”
Tra i due supereroi più famosi e conosciuti al grande pubblico, Superman e Batman, tifare per Batman significa credere che supereroe si diventa.
È facile essere Superman. In fondo sei un alieno con i superpoteri e vieni a fare il bulletto in un pianeta dove sono tutti meno forti di te.
Batman invece superpoteri non ne ha, è uno che per fare il lavoro che fa si fa il mazzo ogni giorno e ci deve investire personalmente: tempo, soldi, studio, allenamento, e così via. Ed è uno che deve scendere a compromessi, di continuo. Non è un buono nel senso classico del termine.
Ecco, io voglio credere che supereroi si possa diventare e che per farlo bisogna allenarsi di continuo e studiare di continuo. La famosa pazienza e costanza di cui parlo spesso.
Per chiudere: no, non mi sento un supereroe ed è per questo che (anche se ci scherzo) dico sempre che mi sto allenando per essere Batman, non che lo sono.
Forse l’allenamento per diventare Batman è nato sui banchi della “specialistica”, a quell’esame, in quei 10 minuti in fondo all’aula!
Se dovessi riassumere in due parole tutto quello che mi ha portato qui oggi, chi sono, perché sono arrivata a conoscere gli amici di cui tanto ho parlato a lungo in questi ultimi due anni, senz’altro devo citare
Roma e Simona
Le foto, oltre a rappresentarci, portano con sé ricordi, storie, avvenimenti che rimangono nel cuore.
Chi sono io e chi è Simona
Una delle tante cose che faccio, per fede e per passione, è insegnare il catechismo ai ragazzi della mia parrocchia. Lo faccio da tempo indicibile, cercando di trasmettere un pochino di quella fede cristiana che ha il suo centro proprio all’interno di Roma, una grande città che ha nel centro lo Stato più piccolo del mondo: lo stato Vaticano, cuore pulsante della fede cristiana. Lì risiede il Papa e lì sono chiamati da ogni parte del mondo i fedeli per qualche evento particolare.
Fine settembre 2013: pellegrinaggio internazionale dei catechisti. Quale occasione migliore per andare ad ascoltare Papa Francesco proprio su quel tema a me tanto caro che è la catechesi? Serve però un compagno di viaggio. “Li inviò due a due”, dice il Vangelo. Chiedo ai catechisti, e subito mi risponde Simona, molto attiva in parrocchia, catechista pure lei, e insegnante di scuola primaria, nella “scuola senza zaino”.
Ricevuto il materiale per le giornate (un caldo week-end di fine settembre) si parte con il Freccia Rossa e in men che non si dica raggiungiamo Roma. Caldo, tanto caldo.
Simona è stata la mia bussola per andare e tornare all’albergo; abbiamo fatto il nostro pellegrinaggio, trovando anche il tempo di girare un po’ per il centro di Roma e siamo tornate a casa stanche ma cariche di entusiasmo per il nuovo anno di catechismo che si sarebbe aperto il mese successivo.
Estate 2016: la mia iscrizione a Orariosantemesse
Per la collaborazione che do in parrocchia, scopro, davvero per caso, questo portale, che mette a disposizione delle parrocchie uno spazio per aggiornare gli orari delle Messe, pubblicare avvisi e tanto altro… Subito penso: Proviamolo!
Mi iscrivo, ma apparentemente non succede niente. Riscrivo ai contatti che trovo sul portale (sono una gran rompiscatole, ve l’avevo detto?) e comincia uno scambio molto cortese di email; comincio a lavorarci, mi piace il portale e l’idea. Nel frattempo le email con il “volontario” si fanno più frequenti, perchè voglio usare bene il portale, con tutto quello che offre.
Grazie alle mie conoscenze, provo a mettere nel testo degli avvisi qualche tag html. Funziona! Avviso il “volontario”, magari può essere una cosa utile.
Da lì a poco mi arriva una richiesta: il “fondatore” di Orariosantemesse vuole parlarmi al telefono. È un certo Saverio Mancino… E trovo pure su Youtube un video di presentazione del portale, dove c’è pure il “co-fondatore”, un certo Andrea Pietrini…
Beh, quel che è venuto dopo è solo una bellissima storia che continua ancora oggi!
Ritornando al mio pellegrinaggio e alle informazioni che ho trovato successivamente in rete, in quel 2013, mentre io e Simona eravamo in Piazza San Pietro, da un’altra parte di Roma stava nascendo un progetto a me molto caro, tanto per l’idea quanto per le persone che ci stanno dietro.
È da poco on-line il “mio” sito, il “”mio” blog, quello che porta il mio nome.
Mi piace molto l’immagine che ho scelto. Quella bambina che vola, in sella a una matita… Mi piace pensare che sia io, anche se quella bambina non mi somiglia molto.
Dopo due anni, e tante piccole soddisfazioni, riparto con la stessa grinta ma in uno spazio davvero ritagliato su di me.
Sto leggendo il secondo libro di Raffaele Gaito, e alla pagina 137, nel capitolo dedicato alla creatività, Raffaele scrive, citando fonti autorevoli: “esistono diversi studi che dimostrano come la scrittura abbia degli effetti benefici su diversi aspetti del nostro cervello; e ancora: altri studi hanno dimostrato come la scrittura frequente aumenti il focus, diminuisca le distrazioni e ci aiuti a prendere decisioni migliori.
Beh, la conferma che scrivere fa bene, e scrivere bene, di cose belle, ancora di più! Così eccomi qua.
il piatto povero della tradizione lucana diventato famoso nel mondo
Nel 2017 sono scesa a Roma per incontrare Saverio Mancino ad Eataly; lui era lì con il suo primo corner di promozione e vendita del Caciocavallo Impiccato. Questo suo “progetto” non era per me una novità: ho visto la nascita del brand, ne ho seguito la crescita e i successi inanellati nel corso di questi anni; ne ho pure scritto diversi articoli su Medium. Il più bello in assoluto credo sia quello di luglio 2018 dove affermavo che
Saverio il Caciocavallo Impiccato ce l’ha “colato nel cuore”
Dopo tanti articoli nati dalla mia sensibilità, seguendo questo eccellente prodotto e tutto quello che Saverio ci ha costruito intorno, credo sia giunto il momento di far parlare direttamente Saverio e chi ha creduto nella sua idea accompagnandolo in questa meravigliosa avventura che re-interpreta la tradizione in modo innovativo e moderno.
Prima dell’intervista, però, riporto un estratto della storia di Saverio e di questo prodotto, che si può leggere integralmente nella pagina ufficiale di Caciocavallo Impiccato:
“Nel completo rispetto degli antichi usi, abbiamo pensato di sviluppare un’asta pieghevole e una brace poco ingombrante per avere impiccagioni a regola d’arte ma più semplici da effettuare. Ora chiunque può vivere questo magico momento in ogni parte del mondo, esplorando odori e sapori tipici della nostra terra e facendo esperienza delle nostre antiche tradizioni. È nato il box Caciocavallo Impiccato. Salire al patibolo non è mai stato così buono.”
Dopo questa premessa, ho fatto qualche domanda a Saverio, per un resoconto dopo tre anni di attività.
Caciocavallo Impiccato: una bella storia nata tre anni fa e oggi ben affermata. Avresti pensato, all’inizio, di essere arrivato in 3 anni, dove sei oggi?
Una storia antica culinaria che diventa un business, sì questo era l’obiettivo; ma quello principale è di internazionalizzarlo. Ci stiamo provando lavorando sodo …
Sei una bella persona che realizza cose concrete. Vedo dalle foto che posti qualche tuo collaboratore. Quanto è importante avere un team che ti supporta? Che funzioni hanno in Caciocavallo Impiccato?
Mi piace realizzarle le cose più che annunciarle solo, si questo fa parte di me ma senza chi crede in me iniziando da mia moglie Daniela e mia figlia Michela e poi i miei soci non avrei potuto portare avanti tutto questo. Poi ovviamente i ragazzi che collaborano con noi finalizzano in modo impeccabile e devo dire a volte meglio di noi quello che abbiamo pianificato. Loro ci aiutano a gestire le esigenze della clientela e tutta la parte logistica. Un plauso va al nostro partner Marco Guerra che ci aiuta ogni giorno a spedire i kit acquistati via nostro e-commerce e tutti i fornitori di prodotti e servizi. Mi scuso se non cito tutti gli altri perché sono davvero tanti.
Mi dai qualche numero di Caciocavallo Impiccato? Quanti progetti hai realizzato, quante persone sei riuscito a coinvolgere? Hai mai contato i Caciocavalli Impiccati che hai sciolto in 3 anni?
I progetti all’interno sono: e-commerce, carrello per ristoratori e street food. Le persone coinvolte anche indirettamente sono circa 25. Bruschette realizzate in 3 anni… tantissime!
Con il carrello stai portando in giro per il mondo il tuo Caciocavallo Impiccato. Davvero in molti paesi. Qual è l’arma vincente di questo successo?
Il carrello stesso, con il suo design e la possibilità di sciogliere il Caciocavallo in ambienti al chiuso senza produrre fumo e odori, davanti al tavolo dei clienti nei ristoranti appunto. Questa è la prima cosa; e poi il fatto che riproduce l’albero dei nostri boschi dove durante i pic-nic rievochiamo il Caciocavallo Impiccato che facevano i nostri pastori quando andavano in transumanza. All’estero questa cosa sembra più apprezzata proprio perché un’antichissima tradizione italiana viene proposta in chiave moderna grazie proprio alla facilità d’uso che il carrello offre.
Qui solo una breve carrellata dei luoghi dove Saverio è riuscito a portare il Caciocavallo Impiccato fuori dai confini italiani:
a Stocccolma, 2017
Las Vegas, 2018
Bruxelles, maggio 2019
in Spagna, Costa del Sol, settembre 2019
Eataly Monaco, settembre 2019
a Miami, novembre 2019
in Lusssemburgo, dicembre 2019
Buoni propositi per il 2020?
Far conoscere sempre di più il nostro brand e quello che offriamo attraverso esso.
Ti ringrazio Saverio. Ma questa volta vorrei sentire anche la voce di chi, nel tuo team, è un tuo stretto collaboratore: Corrado De Luca. Pur non conoscendolo bene, so che lavorate fianco a fianco, e anche a lui ho rivolto qualche domanda.
Ciao Corrado. Innanzitutto, possiamo darci del tu?
Certo! Rende tutto più semplice ed oltretutto in linea con la filosofia di convivialità del Caciocavallo Impiccato!
Da quanto tempo lavori per Caciocavallo Impiccato e qual è il tuo ruolo nel team?
Ho conosciuto Saverio ad inizio 2018 e subito mi sono appassionato al progetto ed alle prospettive divenendo socio della Mylandinbox srl, la società proprietaria del brand e delle attività di Caciocavallo Impiccato.
Apro una parentesi: sapete che mi piace un sacco questo nome? “My-Land-inBox”: la mia terra in una scatola… ed è proprio così!
Qual è, secondo te, il segreto del successo di Caciocavallo Impiccato?
Il voler reinterpretare in chiave moderna e mettere a disposizione di tutti il risultato di una antica tradizione pastorale del sud Italia rende il progetto Caciocavallo Impiccato una novità nel panorama dell’industria del Food con un enorme orizzonte di sviluppo in Italia e soprattutto nel mondo.
E, per chiudere la mia “intervista dal basso”, la domanda di rito che faccio sempre:
Corrado, mi puoi definire, dal tuo punto di vista, Saverio?
Saverio è una persona speciale, vulcano di idee e infaticabile motore di varie iniziative tra cui, ovviamente, il progetto Caciocavallo Impiccato. Forte della passione per la Sua terra ha saputo costruire intorno a sé ed alla Sua famiglia relazioni e professionalità che stanno portando Caciocavallo Impiccato al “giusto” livello di successo.
E tu, Saverio Mancino, se dovessi dare una definizione di te oggi, come ti definiresti?
Grazie a tutti e due. So di avervi rubato tempo prezioso mentre state programmando le attività di un 2020 per noi ancora tutto da scoprire. All’inizio di un nuovo anno che si apre, auguro di cuore a voi e alle tante persone che lavorano con voi che il vostro sogno, già in parte realizzato, possa continuare…
Cosa voler di più dalla vita? Un Caciocavallo Impiccato!