Pillole di Pazienza: la fiducia

dagli ulivi ai popcorn

“L’ulivo nei primi tre o quattro anni di vita non da frutto in alcuni casi ce ne mette anche 8 In pratica quando un contadino pianta un ulivo lo fa come investimento sul lungo periodo lo pianta per le generazioni successive.”

nonno Domenico

“Preparare i popcorn nel suo piccolo è un gesto di fiducia e pazienza. Una una volta coperta la pentola non potevo vederne il suo interno; sapevo che ci sarebbero voluti più o meno 5 minuti ma non avevo modo di verificarlo. Dovevo semplicemente aspettare; dovevo semplicemente fidarmi”.

Raffaele

Ho voluto mettere insieme queste due citazioni perché parlano del legame tra fiducia e pazienza e perché sono due episodi di famiglia che Raffaele racconta generosamente nel libro.

Quindi – solo per questo – avete già un buon motivo per recuperare le due storie, sono due chicche.

Se penso alla fiducia e alla pazienza mi viene subito in mente la mia attività di educatrice con i ragazzi del catechismo.

Sono sempre stati “esuberanti”, vent’anni fa come oggi, eppure ho imparato con l’esperienza che i ragazzi sono un po’ come delle spugne: ascoltano, pure quando nell’incontro pare che abbiano la testa altrove (un richiamo ogni tanto ci vuole…). E poi, concluso il percorso, quelli peggiori, su cui non avresti puntato un soldo, sono quelli che invece si ricordano, anche solo di salutarti se ci si incrocia per strada.

Ho imparato, da catechista, ad avere la pazienza del contadino. Io semino, e raramente raccolgo a breve termine.

Ma i frutti del mio lavoro, a lungo termine, emergono.

Pillole di Pazienza: Scrivere fa bene

“Sono sempre stato un grande fan di agende diari e in generale di tutto ciò che mi permettesse di prendere appunti buttare giù idee organizzare pensieri… Un diario rendere concreti i pensieri aiuta a tenere traccia dei progressi hai lavorare informazioni complesse e a sviluppare buone abitudini… Per me è stato anche un grande alleato nello sviluppo della pazienza”.

Raffaele Gaito

Quello che ho fotografato è la pagina del libro con il capitoletto che inizia così: “Scrivere ti fa bene”

“Yes!” è la mia espressione di condivisione, entusiasmo e gratitudine per quello che ha scritto Raffaele.

Sarà che ci sono portata per la scrittura, e quando ho un momento libero, di calma e solitudine, le idee passano alle mani e materializzano sullo schermo le cose che poi pubblico.

Scrivere mi rilassa e genera cose meravigliose di cui – a volte – mi stupisco pure io. Fanno bene prima a me, e se fanno bene a chi mi legge, ne sono contenta.

E tu? Preferisci scrivere o leggere? Ascoltare o parlare?

Uno qualsiasi di questi modi è comunicazione, è un’opportunità di interagire con gli altri.

Se sei arrivato qui, ti ringrazio per aver letto queste poche righe, chiunque tu sia.

Il fallimento per crescere

“Se ci mettiamo nell’ottica che l’errore non solo è inevitabile ma è fondamentale, e che solo grazie al fallimento continuo possiamo migliorare e crescere, allora apprendiamo il valore del processo: un circolo virtuoso che ci fa fare ogni volta un passo avanti”.

Raffaele Gaito

Per commentare questo passo del libro, legato alla pazienza negli sbagli, lascio la parola a una persona che di tanto in tanto leggo su Facebook. Lei è “L’Ale”, la maestra dai capelli colorati che vive ed insegna ad Olginate, in provincia di Lecco.
Qualche anno fa, ai tempi del Ted di Raffaele sulla Pazienza, lo aveva fatto vedere ai suoi piccoli studenti.
Giusto ieri ha pubblicato un post che ci sta come il cacio sui maccheroni con il concetto di fallimento. Lascio a lei la parola:

-Si è accasciato sotto il banco, come fa sempre, quando qualcosa non gli viene.
Solo che questa mattina non risbucava più.
Così sono andata al suo banco e mi sono accasciata vicino a lui.
Ho visto tante volte i miei piccini o le mie piccine piangere. A scuola si piange per la qualunque. E per chiunque. Si piange spesso e così come le lacrime escono velocemente da quegli occhi piccini, cadono anche velocemente nelle tasche dei pantaloni e spariscono. In fretta. E si riparte. Di nuovo.
Ma oggi no.
Per lui no.
Le lacrime che stavano rigando quella pelle lì, non sono scivolate via.
Si sono fermate.
Aggrappate alla mascherina.
Due goccioline tondeggianti di sofferenza che sono rimaste lì, anche mentre sono tornata al mio tavolo per prendere il telefono e scattare la foto.
“Non sono capace.”
“Di fare che cosa?”
“Non sono capace di scrivere le letterine di quello che voglio dire.”
“Ti aiuto io, così capisci che invece sei capace, ma hai paura di sbagliare.”
“Ma io non voglio sbagliare, voglio essere capace.”
“Per essere capace devi anche accettare che puoi sbagliare. Dai, facciamolo insieme, così se sbagli ci sono qui io ad aiutarti e sistemiamo subito.”
“Va bene, però vengo in braccio a te!”
Così abbiamo scritto quello che voleva dire. Abbiamo cancellato gli errori e risistemato il lavoro.
Perché non è che se io lo aiuto lui non sbaglia, è solo che se io resto lì con lui, allora lui non ha paura.
Ecco, sì.
A volte non serve provare a guarire, a curare, a consolare.
A volte serve solo restare.
E questo vale, non solo a scuola.-

Ha ragione L’Ale: “a volte serve solo restare”, esserci, dare l’esempio, essere una guida.

Visione e pazienza

“Chiunque tu sia e Qualunque sia la tua motivazione ti chiedo sai dove stai andando se vuoi iniziare un cambiamento concreto e lavorare sulla pazienza Allora parti proprio da qui dalla visione.”

Raffaele Gaito

Le storie presenti nel libro di Raffaele sono davvero meravigliose. Quando ero piccola anche io ho guardato alla TV le storie di Pippi Calzelunghe. Tutti ci ricordiamo la sigla:

Nessuno però conosce la storia di chi si è inventato questo personaggio strano. Raffaele nel libro racconta la storia di Astrid Lindgren, e il perché si era inventata questo personaggio: per un motivo molto semplice. Le storie di Pippi facevano star bene la figlia. Con questo obiettivo Astrid ha diretto la sua vita, fino a diventare un’autrice di libri per ragazzi.

Io non mi paragono minimamente ad Astrid, ma anche a me piace scrivere. Lo faccio prima di tutto per me stessa, e poi perché magari le cose che scrivo e condivido possono essere di stimolo a qualcuno. Con questo obiettivo porto avanti la mia piccola attività di blogger per passione, tenendo fede al motto che un amico mi ha regalato e che ho fatto mio: “racconto belle storie perché sono contagiose”.

Che, di questi tempi, fa solo bene.


Ah, sì! Il libro da cui traggo le mie pillole lo trovi qui: https://www.raffaelegaito.com/larte-della-pazienza-libro/