Qualche anno fa, girovagando per Facebook, ho scoperto che esiste un comune, in provincia di Lecco, che si chiama Olginate, e in questo comune c’è una scuola elementare (o più correttamente “primaria”). Lì insegna una maestra che all’anagrafe si chiama Alessandra Maggi, ma per i suoi piccoli studenti è semplicemente “L’Ale”.
Sul suo profilo Facebook si definisce “la maestra dai capelli colorati”, perché così è, con quel taglio sbarazzino un po’ fucsia e un po’ blu…
Pochi giorni fa scriveva un post dove – fra le altre cose – riportava una serie di domande, fra cui questa: “Ma che razza di maestra potrà mai essere una con i capelli colorati?”
Beh, io la seguo da un po’, da quando ha pubblicato un tema di un suo alunno sulla pazienza, dopo aver fatto vedere in classe il Ted di Raffaele Gaito su questo tema.
Credo che “L’Ale” sia una persona fantastica, una brava maestra che sa instaurare un rapporto speciale con i suoi alunni.
Una storia bella che volevo scrivere sul mio blog.
Questa è la scuola che funziona, dove ci sono insegnanti che si prendono a cura gli studenti. Non cambiare Ale, abbiamo bisogno di insegnanti come te.
Ricordate quando, a inizio marzo, ho pubblicato l’intervista a Giuseppe Rivello di Caselle in Pittari, per gli amici Jepis? Se non la ricordate, potete leggerla qui:
Già in quella intervista accennavo alle tante cose che Jepis fa, e fra le tante c’è la Piccola Scuola e il progetto Scritte. Di questo vi voglio parlare oggi.
Questo progetto l’ho visto nascere, l’ho visto crescere e sta diventando qualcosa di bello che dà senso alla narrazione attraverso le storie delle persone.
Grazie agli esperimenti della Piccola Scuola, Jepis qualche mese fa si è inventato un modo di raccontare la sua essenza e la sua storia, immaginando (e poi realizzando) il suo cammino proprio con le scarpe. Grazie all’aiuto di Patrizio Dolci, è riuscito a realizzare un paio di scarpe dove ha impresso quello che è la sua vita:
“un piede nella mia terra e un piede nel mondo”.
A dire il vero, manca la terza parte (“la testa nella rete”), ma non è detto che in futuro qualcosa di nuovo nascerà. Io sto a vedere.
Forse un giorno ci metterò anche la mia di storia. Però Scritte (che ben presto è diventato un blog), non è una “collezione di scarpe”, bensì un progetto editoriale. Jepis, insieme a Vincenzo Moretti e Giuseppe Cacetta Pellegrino raccolgono le storie e – ognuno per la sua parte – costruiscono la narrazione della storia che una persona vuole raccontare, raccogliendo gli stimoli che nascono dalle persone, trasformandoli in un paio di scarpe (le storie che camminano), oppure in uno zaino (le storie in spalla), unendoci il racconto e la storia grafica.
Lo fanno con metodo: alle persone che vogliono una Scarpa Scritta (la richiesta è molto semplice, basta inviare una mail a lamiastoria@scritte.blog) viene chiesto di raccontare brevemente la propria storia, che sarà rielaborata da Vincenzo, per poi passare alla fase operativa gestita da Jepis, che si occuperà di definire insieme al richiedente “cosa” effettivamente verrà scritto sulla scarpa e quali personalizzazioni fare; Giuseppe Cacetta, a prodotto ultimato, prima della spedizione a destinazione, realizzerà il contest fotografico. Tutto è inserito in una scatola di legno serigrafata, dove viene messo il paio di scarpe Scritte (o lo zaino), con questa indicazione:
Il significato di questo progetto, e tutto quello che ci è stato costruito intorno, lo ha raccontato Jepis in questo articolo, è il primo delle Storie:
Leggendo questo primo post, ho imparato cosa vuol dire MVP. Se non lo sapete, leggete anche voi il post, ci troverete cose interessanti.
Tutto quello che è stato fin qui realizzato (le storie ormai sono più di 30) è stato possibile grazie alla collaborazione con Patrizio Dolci per le scarpe, e MastroDomenico per gli zaini. A Caselle in Pittari si fanno cose belle, e non ci è voluto poi molto per idearle. Se vuoi saperne di più, leggere e vedere qualche realizzazione o metterti in contatto con gli amici di Scritte, fai un giro sul sito: https://www.scritte.blog/
Vorrei condividere con te qualche pensiero; magari mi puoi essere d’aiuto… Chissà!
Tempo fa stavo pensando di creare, oltre agli articoli sul blog, una piccola newsletter, anzi una “Non newsletter”, ovviamente “delle storie contagiose”, per raccontare di tanto in tanto le ultime storie, qualche novità… Insomma un piccolo riassunto di quello che ho creato o che ho in mente.
Bene. Oggi mi sono messa a guardare in giro dove poter creare questa nuova cosa, ma non è affatto facile.
Che ci vorrà mai? Un modulo di iscrizione e un form per i contenuti.
Sì, potrebbe essere pure così. Ma il form dove lo metto? Mi piacerebbe personalizzarlo. Ma poi, come esce? E agli utenti piacerà?
Io non ho nulla da perdere, e questo post serve anche per chiedere un feedback, un suggerimento…
Apro oggi il blog e una notifica mi avvisa che ho superato le 5000 visualizzazioni! Non male per un piccolo blog senza pretese, che vuole solo raccontare storie belle, per il gusto di raccontarle.
Grazie!
Grazie davvero a chi mi segue, a chi mi legge, ai tanti protagonisti delle mie storie. Vi lascio in regalo una citazione che sbuca dai miei ricordi, e che è un po’ la mia filosofia di vita:
Se non puoi essere la penna per scrivere la felicità di qualcuno, cerca di essere la gomma per cancellarne la tristezza.
Ci sono persone che in qualche modo segnano il passo della tua vita. Domani pomeriggio una di queste, per usare un’espressione d’uso comune “convolerà a giuste nozze”.
Questo è un ricordo che Facebook mi riproponeva ieri, 4 maggio 2021 – a tre anni di distanza dalla vigilia delle nozze di Davide.
Eh sì, Davide Baroli, insieme alla sua zia Teresina è una delle colonne portanti della mia vita da catechista. Non so dire da quanti anni sono catechista, ma mi ricordo esattamente quando ho iniziato a farlo: mi è stato dato il compito di affiancare la zia Teresina nel catechismo quando questo bambinetto (un po’ scalmanato, come altri suoi compagni) faceva 4^ elementare. Sarebbe facile, facendo due conti, calcolare ora da quanti anni sono catechista. Io preferisco ricordarlo a partire “dalla 4^ di Davide”.
Della zia Teresina ho parlato la scorsa settimana pubblicando la storia di Cesare Baroli 1947 Davide è uno dei tanti nipoti del nonno Cesare, ed è davvero per me un altro punto di riferimento, che lega la mia vita alla sua famiglia e la mia attività di catechista alla mia comunità parrocchiale.
Fin da piccolo Davide ha avuto passione per la musica; pur non leggendo gli spartiti, gli canti una cosa e lui te la suona. Come si chiama questo, se non talento? E per la nostra comunità lui c’è sempre. C’è sempre stato, da piccolo, quando ci veniva a catechismo, e ora, da giovane padre di famiglia, è ancora uno delle colonne portanti della nostra parrocchia, con la sua presenza, la sua musica, il suo essere prima un buon educatore con i giovani e oggi anche padre e marito della cara amica Denise.
L’impresa eccezionale è essere normali, è normale realizzare almeno l’essenziale.
Questa frase l’ho scoperta ora, che stavo cercando una informazione su Davide; l’ha scritta lui sul suo profilo Facebook. Vagamente mi ricorda altre frasi scritte in un libro, che si chiama “Il Lavoro Ben Fatto”…. Grazie Davide per essere parte della mia vita e della nostra comunità.