ovvero l’art. 52 del Manifesto del Lavoro Ben Fatto
Ho ripensato a queste 4 parole, quando ho letto l’articolo pubblicato da Laura Ressa sul suo blog.
E ho rivisto me stessa: il mio modo di vivere e collaborare.
Quante volte ho pensato, detto, scritto e ripetuto che le mie idee sono “usa o getta”? Sempre.
Spesso mi sono messa umilmente al servizio della mia comunità, soprattutto in parrocchia, in diversi ambiti, tanto da diventare un vero e proprio punto di riferimento.
Eppure è un piccolo “traguardo” guadagnato con l’impegno, la disponibilità e l’esempio.
Quanto vorrei che altri potessero arrivare a questo traguardo.
“Nessuno si senta escluso”.
E il bello è che non si vince nulla, anzi, sì: si riceve molto di più di quanto si dona.
Si diventa ricchi nel cuore, nelle relazioni, nella stima, nei sentimenti.
Quante volte ho pensato: “io ci sono, ma se altri vogliono aggiungersi, ben venga!”
Lavorare in gruppo è bello, delegare alcuni compiti lascia più tempo per me. So che mi posso fidare. E se le cose non riescono bene, pazienza. La prossima volta andrà meglio.
In parrocchia ho abbandonato diversi impegni, ma ho conservato il catechismo. Quando inizio un nuovo percorso vengo a contatto con famiglie nuove, genitori diversi e magari pure disposti a dare una mano. A volte aspettano solo un invito.
Chissà perché è così difficile fare il primo passo da soli?
Sì, credo proprio che il mio è un approccio “art.52”: nessuno si senta escluso!
Venite e vedrete, chiedete e troverete, bussate e vi sarà aperto… diceva Qualcuno (un certo Gesù di Nazaret)
(L’immagine in copertina è la rappresentazione in scrapbook del testo fatta da Laura Ressa